Lo sbrocco. Tormenti e supplizi a chi intralcia la scala mobile e i tapis roulant degli aeroporti
- The Introvert Traveler
- 31 dic 2025
- Tempo di lettura: 2 min

Negli aeroporti ci sono popoli, lingue, culture. E poi c’è la tribù barbarica di chi intralcia le scale mobili e i marciapiedi mobili. Immobili, imbalsamati, scolpiti nel silicone dell’indifferenza, con la stessa amabilità di un sacchetto dell’umido dimenticato al sole, ignorano il principio universale "stand on the right" e occupano statici la corsia di sinistra mentre tenti di raggiungere il tuo gate C56, prossimo alla chiusura, che sta sempre dall’altra parte dell’emisfero.
Questi individui – se così possiamo definirli – non camminano, colonizzano come parassiti. Trasformano lo spazio pubblico in un feudo personale, convinti di essere monarchi assoluti della scala mobile, con tanto di diritto divino alla staticità.
La loro filosofia è semplice:“Io sto fermo qui. Il mondo si arrangerà.”
Perché non è solo pigrizia. È ostentazione. È hubris. È la loro anima che ti sussurra: «Non mi sposterò. Non mi sposterò mai. Fai pace col dolore.»
E quando provi a dire «Mi scusi, potrei passare?» loro si girano lentamente, come un bradipo lobotomizzato, con lo sguardo tipico di chi ha dimenticato non solo l’educazione, ma anche il proprio scopo nella vita.
Sono arroganti, sono grevi, sono la prova definitiva che la civiltà non è un diritto naturale, ma un traguardo che alcuni non raggiungeranno mai, neppure con un tapis roulant che li trascina.
Che gli dèi del duty-free, gli spiriti delle lounge e le entità vendicative dei controlli di sicurezza accolgano le seguenti maledizioni con cuore magnanimo:
Che tu sia colto da un’improvvisa, devastante dissenteria in un vicolo di Bangkok, avendo come unica carta igienica le banconote nuove di zecca che avevi cambiato mezz’ora prima pagando commissioni esose.
Che al check-in tu possa scoprire che il tuo posto è stato “upgradato” al posto accanto all'obeso signore la cui ascella non vede un bagnoschiuma da decadi.
Che ogni volta che cerchi il gate tu riceva una notifica che dice “ritardo indefinito”, finché non inizi a dubitare dell’esistenza stessa dell’aeronautica moderna.
Che il tuo cellulare possa scaricarsi mentre seduto al gate realizzi che la grande bolla dell'AI è finalmente scoppiata senza che tu abbia attivato lo stop loss sui tuoi titoli e l’unico caricatore che trovi in aeroporto sia un modello sovietico del 1962 al prezzo di 180 dollari.
Che il tuo GPS impazzisca e ti suggerisca sistematicamente percorsi che passano per sobborghi malfamati dove verrai sodomizzato da gang di transessuali portatori di ogni malattia venerea nota e ignota.
Che la tua valigia sia l’ultima sul nastro. Sempre. Anche quando viaggi senza bagaglio da stiva.
Gli Intasatori della Corsia di Sinistra non sono persone: sono bug nella simulazione, glitch antropologici, disturbi posturali della modernità.
Questo è "lo sbrocco", dove vomito tutto il mio rancore per il genere umano.
E per i parassiti dei nastri trasportatori, io per conto mio ho già deciso. Non chiedo più il permesso di passare. Passo. E lascio al sublime Hieronymus Bosch concepire un supplizio eterno che auguro ai parassiti oziosi dei nastri trasportatori degli aeroporti: semplicemente impalati ed arrostiti per l'eternità su un girarrosto, brasati nei loro stessi umori, mi sembra il minimo.





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