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Diving alle Maldive: tutto quello che dovete sapere

  • Immagine del redattore: The Introvert Traveler
    The Introvert Traveler
  • 20 ore fa
  • Tempo di lettura: 18 min

Ultima visita: dicembre 2025

Mio giudizio: 10/10

Correnti: 9/10

Visibilità: 5/10

Difficoltà: 8/10

Vita marina: 10/10

Coralli: 7/10

Temperatura acqua: 30 Celsius


Ocean One Maldives

Le Maldive occupano da decenni una posizione peculiare nell’immaginario del subacqueo: non tanto come semplice destinazione “esotica”, quanto come laboratorio naturale in cui geologia, oceanografia e biologia marina interagiscono in modo diretto e spesso estremo. Fare diving alle Maldive non significa limitarsi a osservare una barriera corallina tropicale, ma confrontarsi con un sistema di atolli aperti all’Oceano Indiano, attraversati da correnti imponenti, da cicli monsonici ben definiti e da una dinamica ecologica che caratterizzano il diving alle Maldive in modo ben definito rispetto ad altre località rinomate dell'Oceano Indiano.

Questo post nasce con l’obiettivo di fornire una visione strutturata e tecnicamente fondata del diving maldiviano: non una lista di “posti imperdibili”, né una narrazione edulcorata ad uso turistico, ma una guida ragionata che chiarisca cosa rende queste immersioni uniche e, al tempo stesso, potenzialmente impegnative. Verranno affrontati, nei paragrafi successivi, i grandi temi che definiscono l’esperienza subacquea alle Maldive: la morfologia degli atolli e dei canali (i kharu), il ruolo delle correnti e delle maree, la stagionalità legata ai monsoni, le differenze operative tra diving da isola e crociera, fino agli aspetti di sicurezza, pianificazione e livello di esperienza richiesto.


Come raggiungere le Maldive

Raggiungere le Maldive è relativamente semplice sul piano logistico, ma richiede una pianificazione attenta se l’obiettivo è ottimizzare tempi, costi e stress da viaggio, soprattutto in funzione di una vacanza subacquea. Il punto di ingresso internazionale è il Velana International Airport (MLE) di Malé: tutti i voli internazionali convergono qui, indipendentemente dalla destinazione finale (resort o imbarco su liveaboard). Il viaggio avviene quasi sempre con uno scalo intermedio. Le compagnie generalmente più affidabili per comfort, puntualità e gestione dei bagagli – aspetto non secondario per chi viaggia con attrezzatura subacquea – sono Emirates, Qatar Airways, Turkish Airlines e Etihad Airways, tutte con ottime connessioni via Dubai, Doha, Istanbul o Abu Dhabi. Aggiungo alla lista Air Arabia, con cui mi sono ritrovato a volare dopo una disavventura con Qatar Airways, in questo caso lo scalo è a Sharjah.

In genere conviene privilegiare itinerari con tempi di transito non troppo stretti: eventuali ritardi sul primo segmento possono compromettere coincidenze interne, soprattutto se è previsto un trasferimento immediato verso un atollo remoto o una partenza in crociera.

Dal punto di vista formale, l’ingresso alle Maldive è semplice: ai cittadini UE viene rilasciato un visto turistico gratuito all’arrivo, valido fino a 30 giorni, senza necessità di richiesta preventiva. È però obbligatoria la compilazione della Dichiarazione di Viaggio IMUGA entro le 96 ore precedenti l’arrivo. Non sono richieste vaccinazioni obbligatorie, ma per un subacqueo è prudente verificare la copertura assicurativa sanitaria e, soprattutto, la presenza di un’assicurazione specifica per il diving che includa evacuazione e trattamento in camera iperbarica (come ovunque, del resto).

Tra i travel tips più rilevanti per chi va alle Maldive a fare immersioni va segnalato che il trasferimento interno (idrovolante o volo domestico + barca) può incidere in modo significativo sui tempi e sui costi complessivi: è buona norma evitare arrivi serali se si deve proseguire verso atolli lontani, e prevedere sempre un margine di sicurezza tra volo internazionale e imbarco su liveaboard. Inoltre, considerata l’umidità elevata e la logistica aeroportuale, è consigliabile trasportare in cabina gli strumenti essenziali (computer subacqueo, maschera, erogatore se possibile) e utilizzare bagagli robusti per il resto dell’attrezzatura. Il viaggio alle Maldive non è complesso, ma – come spesso accade nelle destinazioni subacquee di alto livello – premia chi pianifica con metodo e conosce in anticipo le regole del gioco.

Una cosa che mi ha letteralmente sconvolto, catapultandomi con entusiasmo nella mia esperienza maldiviana nell'esatto istante in cui sono uscito dall'aeroporto, è che di fronte alla porta degli arrivi internazionali, intendo letteralmente di fronte, appena attraversata la strada, non ci sono i taxi, ma ci sono i dhoni, le tipiche barche maldiviane, che prelevano i turisti in arrivo per portarli direttamente sulla nave da crociera ormeggiata poco distante; esci dall'aeroporto, sali sul dhoni e un minuto dopo stai montando il tuo GAV sulla bombola che ti è già stata assegnata...da turista subacqueo, entrare così rapidamente nel vivo dell'azione è stata una delle cose più entusiasmanti che abbia fatto in vita mia e che mi ha fatto dire "sono veramente alle Maldive".


Malè airport Maldives
Ho scattato questa foto appena uscito dall'aeroporto; due minuti dopo stavo montando il mio GAV

Stagionalità

La stagionalità alle Maldive è uno dei fattori chiave che determinano non solo le condizioni meteo-marine, ma anche la distribuzione della vita pelagica e il tipo di immersioni che si andranno a effettuare. Il clima è governato da due monsoni principali: il monsone di nord-est (Iruvai), indicativamente da dicembre ad aprile, e il monsone di sud-ovest (Hulhangu), da maggio a novembre. Questa alternanza non va interpretata in termini semplicistici di “stagione buona” e “stagione cattiva”, ma come un cambio di regime oceanografico che modifica visibilità, intensità delle correnti, apporto di nutrienti e quindi comportamento della fauna marina.

Durante il monsone di nord-est prevalgono condizioni generalmente più stabili: mare più calmo sul lato orientale degli atolli, minore copertura nuvolosa e visibilità spesso elevata, talvolta superiore ai 30 metri. È il periodo che molti operatori considerano “alta stagione” dal punto di vista turistico, perché logisticamente più semplice e adatto anche a subacquei con esperienza limitata. Tuttavia, l’acqua relativamente più povera di nutrienti tende a ridurre la concentrazione di plancton, con un impatto diretto sulla presenza continuativa di grandi filtratori. Le immersioni in questo periodo privilegiano reef esterni, passaggi di canale con correnti gestibili e una fauna di barriera estremamente sana, ma con una probabilità meno sistematica di grandi aggregazioni pelagiche.

Il monsone di sud-ovest, al contrario, porta venti più intensi, mare formato sul lato occidentale degli atolli e una maggiore variabilità delle condizioni. È anche il periodo in cui l’upwelling e l’aumento di nutrienti favoriscono la proliferazione di plancton, con un effetto immediato sulla catena alimentare. Non a caso, tra maggio e ottobre si registrano le migliori probabilità di incontro con mante oceaniche in stazioni di pulizia e feeding areas, in particolare negli atolli centrali e settentrionali, e con lo squalo balena, soprattutto nell’area di South Ari. La visibilità può essere più ridotta, ma viene ampiamente compensata da una maggiore densità di vita marina e da immersioni spesso più “dinamiche”, in presenza di correnti sostenute.

In termini di stagione migliore, la risposta dipende quindi dall’obiettivo subacqueo. Chi cerca condizioni meteo più prevedibili, acqua limpida e immersioni tecnicamente meno impegnative tenderà a preferire il periodo invernale boreale. Chi invece è disposto ad accettare un certo grado di variabilità per massimizzare le probabilità di incontri con grandi pelagici troverà nei mesi del monsone di sud-ovest il momento più interessante. Comprendere questa dinamica stagionale è essenziale per evitare aspettative errate: alle Maldive non esiste una “stagione perfetta” in senso assoluto, ma finestre temporali più o meno coerenti con ciò che si vuole realmente vedere sott’acqua.

Queste che ho descritto sono indicazioni di massima, una sintesi di quello che ho trovato leggendo qua e là; io sono stato negli atolli centrali a cavallo tra dicembre e gennaio, quindi nel periodo "Iruvai" e ho trovato esattamente le condizioni che avrebbero dovuto corrispondere al periodo "Hulhangu": correnti fortissime, esplosione di plancton, visibilità ridotta, e tante, tante mante.

Esiste ovviamente anche una stagionalità legata alla vita marina; la possibilità di avvistare squali balena, in particolare, varia da stagione a stagione e da zona a zona



Maldives atolls map

La geografia degli atolli


Dire "Maldive" significa tutto e niente... Dal punto di vista geografico, le Maldive costituiscono uno degli stati più allungati al mondo: l’arcipelago si estende per circa 860–870 km in direzione nord–sud, dall’area di Haa Alifu fino agli atolli meridionali oltre l’equatore. Questa estensione longitudinale, apparentemente modesta su una carta, è in realtà determinante per il diving, perché implica differenze sensibili nei regimi di corrente, nella stagionalità biologica e nella tipologia di immersioni praticabili. Ai fini subacquei, più che la suddivisione amministrativa, è utile adottare una ripartizione funzionale degli atolli in grandi macro-aree, ciascuna con caratteristiche operative e naturalistiche ben distinte.

Una prima area è rappresentata dagli atolli settentrionali, che includono i gruppi più a nord del paese. Dal punto di vista del diving, sono meno frequentati e logisticamente più complessi da raggiungere, ma offrono reef esterni molto integri, canali ampi e correnti spesso marcate. Stando alle guide della compagnia con cui mi sono immerso, Amis des Maldives, che organizza crociere anche negli atolli settentrionali, questi sono di qualità assolutamente paragonabile agli atolli centrali e meridionali, ma inspiegabilmente tendono a essere ignorati dal turismo di massa e dai subacquei, pur presentando ecosistemi coralini eccellenti e immersioni spesso tecniche. Da quello che ho letto, gli atolli del nord sono anche quelli dove è più facile avvistare gli squali balena, in particolare tra maggio e novembre, ma l'indicazione va ovviamente presa cum grano salis.

Scendendo verso il centro geografico dell’arcipelago si incontrano gli atolli centrali, che costituiscono il cuore del diving maldiviano (oltre che mia personale destinazione). In questa zona rientrano atolli come North Malé Atoll, South Malé Atoll e Ari Atoll, probabilmente il più celebre in assoluto. È l’area più studiata, più battuta e più “didattica” per comprendere la logica del diving locale: canali (kandu) con forti correnti di marea, thila e girifushi ricchi di vita, e un’alta probabilità di incontri con squali di barriera, mante e – in zone specifiche – squali balena. Non a caso, è qui che si concentra la maggior parte dei resort e delle liveaboard, ed è l’area più adatta a chi vuole un primo approccio consapevole al diving maldiviano.

Proseguendo verso sud si entra negli atolli meridionali, meno turistici e più influenzati dall’Oceano Indiano aperto. Qui le correnti possono essere ancora più intense, la visibilità più variabile e la vita pelagica più abbondante, soprattutto durante il monsone di sud-ovest. Atolli come Fuvahmulah rappresentano un caso a sé: un singolo atollo-isola, privo di laguna interna, famoso per immersioni altamente specialistiche con squali tigre, squali martello e altre specie pelagiche oceaniche. Ancora più a sud, Addu Atoll (Seenu) offre reef più profondi, meno corallo ramificato ma una struttura solida, con immersioni spesso meno affollate e una forte impronta “oceanica”.


La morfologia dei fondali

Le immersioni alle Maldive seguono una logica propria, profondamente diversa da quella di molte destinazioni coralline tropicali basate su reef costieri statici. Qui il fattore dominante non è tanto la barriera in sé, quanto il movimento dell’acqua: le maree oceaniche, incanalandosi tra gli atolli e all’interno delle loro aperture, modellano ambienti subacquei dinamici e altamente selettivi, che richiedono al subacqueo capacità di lettura della corrente e disciplina operativa.

I kandu sono i canali che separano gli atolli o collegano la laguna interna con l’oceano aperto. Dal punto di vista subacqueo rappresentano il fulcro dell’esperienza maldiviana: veri e propri corridoi in cui le correnti di marea possono raggiungere intensità notevoli, soprattutto durante i cambi di flusso. È proprio questa energia che rende i kandu così ricchi di vita: l’acqua in movimento convoglia nutrienti, richiama predatori e favorisce la presenza stabile di squali grigi di barriera, squali pinna bianca, aquile di mare e, in determinate stagioni, mante e altre specie pelagiche. L’immersione tipica in un kandu non è una “passeggiata”: si entra in acqua sopravento, si scende rapidamente sul lato protetto, e ci si posiziona su un pianoro o lungo una parete osservando il blu, spesso utilizzando reef hook per stabilizzarsi senza danneggiare il fondale. Una volta posizionati si assiste allo spettacolo come al cinema, pareti di squali a caccia nel blu davanti ai propri occhi. E' un tipo di immersione tipico delle Maldive che non ho mai sperimentato altrove e che rende questa destinazione subacquea del tutto eccezionale.

I thila, invece, sono pinnacoli sommersi isolati, che possono emergere da profondità considerevoli fino a fermarsi pochi metri sotto la superficie. Dal punto di vista ecologico sono hotspot di biodiversità: la corrente colpisce il thila frontalmente, creando zone di risalita e turbolenza che concentrano plancton e piccoli pesci, seguiti da predatori. A differenza dei kandu, le immersioni sui thila sono spesso più circolari e tridimensionali, ma non necessariamente meno impegnative: la corrente può cambiare direzione lungo lo stesso sito, e una cattiva gestione dell’assetto o del consumo d’aria può trasformare rapidamente l’immersione in una deriva non pianificata.


Il Dhoni


dhoni

Una caratteristica delle immersioni alle Maldive è l'uso del dhoni, la barca tipica locale, che segue la barca da crociera durante tutto il proprio percorso e funge da base operativa per i subacquei.

Nel diving alle Maldive il dhoni non è un semplice mezzo di appoggio, ma un elemento strutturale dell’intero sistema operativo subacqueo, al punto che senza di esso molte immersioni non sarebbero né efficienti né sicure. Originariamente imbarcazione tradizionale da pesca e trasporto, il dhoni è stato progressivamente adattato alle esigenze del diving, diventando una piattaforma tecnica mobile progettata per operare in condizioni di corrente, mare aperto e logistica dispersa tra atolli e canali.

Dal punto di vista costruttivo, il dhoni è una barca lunga, con scafo stabile e pescaggio relativamente contenuto, ideale per navigare sia in laguna sia in prossimità di reef esterni. Nelle versioni dedicate al diving dispone di ampi spazi di stivaggio per bombole, zavorre e attrezzatura, di una coperta sgombra per la vestizione e spesso di una scaletta posteriore robusta per il recupero dei subacquei in mare formato. Sulle liveaboard il dhoni è normalmente equipaggiato con compressori, sistemi di ricarica e riserve di gas, rendendo la nave madre una base “abitativa” e il dhoni la vera unità operativa per le immersioni.

Operativamente, il ruolo del dhoni è centrale nella gestione delle immersioni in corrente e in deriva, che rappresentano la norma alle Maldive. A differenza di contesti in cui il rientro avviene sul punto di ingresso o su una cima di ormeggio, qui l’uscita è spesso pianificata in blu, lontano da qualsiasi riferimento fisso. Il dhoni segue il gruppo durante l’immersione, mantenendosi sopravento rispetto alla corrente e monitorando costantemente la superficie. Al termine dell’immersione, i subacquei risalgono utilizzando la SMB, segnalano la propria posizione e vengono recuperati a gruppi.

Dal punto di vista della sicurezza, il dhoni svolge una funzione che va ben oltre il semplice trasporto. È il mezzo che consente di adattare l’immersione alle condizioni reali, cambiando punto di ingresso all’ultimo momento se la corrente risulta più intensa del previsto, o abortendo l’immersione in caso di peggioramento improvviso del meteo. Inoltre, in un arcipelago dove le isole sono spesso lontane tra loro e prive di infrastrutture sanitarie, il dhoni rappresenta il primo anello della catena di emergenza: ossigeno a bordo, capacità di recupero rapido e possibilità di rientro immediato verso la nave madre o verso un punto di evacuazione.

Infine, il dhoni influisce direttamente sull’esperienza del subacqueo. Una gestione efficiente riduce tempi morti, stress e affollamento sott’acqua, permettendo ingressi scaglionati e recuperi ordinati anche in siti complessi come kandu o thila esposti.

Tipicamente, all'ora dell'immersione, tutti i subacquei passano dalla nave madre al dhoni, che porta i subacquei sul luogo di immersione; tutta l'attrezzatura si trova sul dhoni ed è qui che i subacquei si vestono e si preparano; i subacquei a bordo del doni vengono divisi in gruppi e assegnati a una guida ed entrano tutti in acqua simultaneamente da diversi vani sui lati del dhoni, in assetto negativo.

Dal mio punto di vista l'uso del dhoni ha alcuni vantaggi e alcuni svantaggi: sicuramente è una caratteristica identitaria delle immersioni alle Maldive e contribuisce a distinguere le immersioni alle Maldive in qualsiasi altra località del mondo; l'ingresso in acqua simultaneo del gruppo dal dhoni è uno degli aspetti più elettrizzanti delle immersioni alle Maldive; inoltre ha tutti i vantaggi già menzionati che ne rendono l'uso alle Maldive pressoché imprescindibile; ciò che non mi entusiasma è il fatto di non aver la mia attrezzatura a disposizione durante la crociera; normalmente nei tempi morti sono solito fare piccole manutenzioni, controllare il Nitrox aggiornando il registro; oltre a essere necessario per mantenere sempre l'attrezzatura nelle migliori condizioni è anche un piccolo rituale che mi piace della vita di crociera; il fatto che tutta l'attrezzatura si trovi sul dhoni scoraggia e complica questa attività. L'altro lato della medaglia è che lo spazio che normalmente è destinato all'attrezzatura per il diving sulla nave da crociera, alle Maldive è destinato alla maggiore vivibilità della nave, il che significa maggiore comfort a bordo.


Le correnti

Le correnti sono l’elemento strutturante del diving alle Maldive: non un fattore accessorio, ma la variabile che determina dove si immerge, come si pianifica l’immersione e quale tipo di vita marina si può realisticamente osservare. A differenza di molte destinazioni tropicali in cui la corrente è episodica o stagionale, alle Maldive essa è sistematica, direttamente collegata al regime delle maree oceaniche e alla particolare morfologia degli atolli, che funzionano come enormi barriere porose attraverso cui l’acqua viene forzata a passare.

Dal punto di vista fisico, le correnti maldiviane sono prevalentemente correnti di marea, con fasi di entrata (in-flow) e uscita (out-flow) dalle lagune. Quando il livello dell’oceano sale, l’acqua viene spinta all’interno degli atolli attraverso i kandu; quando cala, il flusso si inverte e l’acqua viene espulsa verso il mare aperto. L’intensità di queste correnti varia in funzione della fase lunare, raggiungendo i valori più elevati in prossimità di luna nuova e luna piena, e può essere ulteriormente amplificata dalla conformazione del canale e dalla stagione monsonica.

Sul piano subacqueo, la corrente è ciò che attiva l’ecosistema: porta nutrienti, concentra il plancton e attira i grandi predatori, che sfruttano il flusso per pattugliare il reef con il minimo dispendio energetico. Squali grigi di barriera, squali pinna bianca, aquile di mare e, in certi periodi, mante e altri filtratori, sono strettamente legati alla presenza di corrente “giusta” nel momento giusto. Non a caso, molte immersioni maldiviane prevedono fasi di attesa statica – spesso su un pianoro o dietro una gobba del reef – in cui il subacqueo osserva il blu più che esplorare il fondale.

Dal punto di vista operativo, le correnti impongono disciplina e metodo. L’ingresso in acqua avviene sistematicamente in assetto negativo, per evitare di essere trascinati in superficie; la discesa deve essere rapida e controllata, e l’assetto mantenuto con precisione per evitare di finire troppo alti nel flusso principale. L’uso del reef hook, se consentito e praticato correttamente, non è un optional ma uno strumento funzionale, così come la capacità di gestire una deriva finale in sicurezza con SMB e procedure di recupero coordinate con il dhoni.

Nella mia esperienza personale le correnti che ho sperimentato alle Maldive sono di gran lunga le più forti e intense che abbia mai provato; in alcune immersioni definirei le correnti che ho trovato letteralmente devastanti, anche se sono consapevole che in posti come Komodo o le Galapagos possono essere anche più intense; sentire la maschera quasi strappata via dalla faccia, muoversi lungo una spianata di roccia procedendo di metro in metro trascinandosi a forza di braccia con il reef hook, contemplare le proprie bolle allontanarsi in direzione orizzontale, assistere allo spettacolo delle particelle bianche di plancton sfrecciare come fiocchi di neve, sono tutte esperienze che caratterizzano le immersioni alle Maldive in modo unico.

Ovviamente: più forti sono le correnti, maggiore è la possibilità di vedere squali e mante!


Preparazione necessaria

Le Maldive non sono un luogo adatto a subacquei inesperti. Sebbene molti operatori accettino subacquei con certificazioni di base, il contesto maldiviano dà il meglio – e diventa realmente sicuro – solo quando il subacqueo possiede una solida padronanza delle competenze fondamentali: controllo dell’assetto, gestione dell’aria, consapevolezza spaziale e capacità di mantenere la calma in condizioni dinamiche. Le correnti, la profondità potenziale dei siti e la frequente assenza di riferimenti fissi rendono inadeguato un approccio “guidato e passivo”, tipico di destinazioni più indulgenti.

Dal punto di vista formativo, un livello equivalente ad Advanced Open Water è spesso considerato il minimo sindacale, ma ciò che conta davvero è l’esperienza reale in immersioni con corrente e in deriva. Saper eseguire un ingresso negativo, scendere rapidamente senza perdere il gruppo, posizionarsi correttamente rispetto al reef e gestire una risalita in blu con SMB sono abilità operative, basilari indispensabili alle Maldive.

Anche la preparazione fisica gioca un ruolo, pur senza richiedere prestazioni atletiche estreme: resistenza di base, capacità di pinneggiata efficiente e assenza di affaticamento precoce fanno la differenza in immersioni dove spesso non si nuota molto, ma è fondamentale essere pronti a reagire rapidamente. Più importante ancora è la preparazione procedurale: ascoltare briefing dettagliati, rispettare le indicazioni della guida, conoscere i segnali specifici utilizzati localmente e accettare che alcune immersioni possano essere annullate o modificate all’ultimo momento.

Come ho scritto, alle Maldive le correnti possono essere devastanti, in molte immersioni, attività come raggiungere rapidamente il punto designato, agganciarsi con il reef hook, restare in contatto con il gruppo, risalire senza perdere l'assetto, devono essere fatte senza esitazione in pochi secondi e con margini di errore molto ristretti. Nella crociera a cui ho partecipato erano presenti alcuni subacquei con 20 o 30 immersioni alle spalle e palesmente inesperti che, anche con l'aiuto di guide straordinarie, sono riusciti a portare a termine tutte le immersioni, pur con le difficoltà che ho menzionato, tuttavia non consiglierei le Maldive come destinazione per un subacqueo inesperto che non abbia piena confidenza con i propri mezzi.


Resort o crociera?

Su questo aspetto credo che non ci sia molto da dire: crociera.

Generalmente, al netto dei problemi di sicurezza che in generale caratterizzano molte crociere subacquee e di cui ho già parlato in questo post, sono un grande estimatore delle crociere subacquee e difficilmente, dovendo scegliere tra crociera o resort, sceglierei quest'ultimo. La crociera consente di raggiungere destinazioni irraggiungibili muovendosi da terra, di essere sui luoghi di immersione prima degli altri, di vivere il mare a pieno; in generale non c'è confronto. Possono esserci casi particolari, come a Raja Ampat, in cui la scelta di un resort può essere competitiva con una crociera, ma questo non è proprio il caso delle Maldive, anzi direi che più che altrove alle Maldive la scelta non si pone. Le immersioni da resort credo che possano avere senso solo per subacquei inesperti che desiderano immergersi in condizioni controllate, pagando il prezzo di essere limitati a pochi e ripetitivi reef, mentre una crociera consente di esplorare interi atolli scegliendo sempre tra tipi di immersioni diverse.



sharks of the Maldives

Peculiarità delle immersioni alle Maldive

Se dovessi sintetizzare le immersioni alle Maldive direi: grandi pelagici, squali, squali, mante e squali, e tanta corrente. E mante.

Se ripenso alla settimana trascorsa in immersione alle Maldive mi sovvengono immagini scarsamente colorate (mentre ad esempio pensando a Raja Ampat o al Mar Rosso la prima cosa che mi viene in mente sono i colori), un ricorrente e un po' noioso colore variabile tra il blu e il verdastro (dimenticate i colori da cartolina, quelli li trovate nei resort di lusso, non in mezzo all'oceano dove imperversano le correnti oceaniche), bassa visibilità, correnti fortissime, come già detto, ma soprattutto grande vita pelagica: squali, mante, razze, tartarughe, tonni, carangidi, delfini.

Tra gli squali, date per scontato l'avvistamento di numerosi squali di barriera, pinna bianca, pinna nera e squali nutrice; le altre specie (vedi la mappa qui a fianco) rappresentano un avvistamento fortunato e occasionale (a meno che non si tratti deqli squali tigre negli atolli del sud).

Per quanto riguarda le mante, una attrazione, se vogliamo chiamarla così, che viene tipicamente offerta dalle crociere, è l'immersione notturna con le mante: una fila di torce viene disposta su un basso fondale (nel mio caso a Fesdhoo, un luogo tipico per questi spettacoli) e si resta per oltre un'ora in ginocchio sulla sabbia ad assistere alle mante che volteggiano a pochi centimetri di distanza; per certi versi è un po' un circo equestre, ma mentirei se dicessi di non aver apprezzato la possibilità di godere lo spettacolo. Tipicamente poi, si visitano delle cleaning station, dove l'avvistamento di mante è molto frequente; a Maavaru Gaa ho potuto godere di una delle immersioni più emozionanti della mia vita: agganciato al fondale con il reef hook per un'ora 9 mante si sono esibite di fronte a noi in infinite evoluzioni.

Parlando un po' più in generale, la vita marina è tendenzialmente quella diffusa in tutte le fasce tropicali: in ogni immersione la visuale è invasa dai classici pesci tropicali come lutianidi, pesci pagliaccio, pesci balestra, pesci pappagallo, dolcilabbra, fucilieri, pesci flauto... se dovessi identificare un pesce che alle Maldive è più caratteristico rispetto ad altri luochi, indicherei i lutianidi (snappers in inglese) che in alcuni punti di immersione (penso in particolare a Kuda Rah Thila, la mia immersione preferita alle Maldive e una delle più belle di sempre) sono letteralmente a migliaia, mentre ad esempio i pesci flauto e i fucilieri, diffusissimi nel Mar Rosso, alle Maldive anche se presenti, sono meno diffusi.

Per quanto riguarda i coralli, innanzitutto devo dire che, con grande gioia e un po' di sorpresa non ho riscontrato nessun fenomeno di bleaching. I coralli, sia molli che duri, sono molto diffusi e caratterizzano in particolare i thila, ma da questo punto di vista credo che sia il Mar Rosso che Raja Ampat, ma direi anche Cozumel (sempre menzionando i principali posti che ho visitato) siano superiori.

Una particolarità, del tutto inaspettata, è il fatto che sott'acqua l'affollamento di subacquei è pressoché inesistente! Su questo potrebbe aver influito l'organizzazione della Ocean One, la barca che mi ha ospitato, di cui dirò in seguito, che segue un percorso studiato apposta per non sovrapporsi alle altre barche, o anche il fatto che il territorio delle Maldive è molto esteso, e questo potrebbe contribuire a decongestionare l'affollamento subacqueo, ma su 18 immersioni, a parte un'immersione su un relitto non ricordo di aver quasi mai incontrato gruppi provenienti da altre barche, il che è sorprendente per una meta così rinomata, in particolare nella settimana di capodanno.


Cosa portare

Non mi metterò a fare un elenco di come organizzare un save-a-dive-kit, o cosa portare in una crociera subacquea, ma preparando il proprio bagaglio per le Maldive farei almeno una considerazione.

Come detto più volte, alle Maldive ci sono correnti estremamente forti e acqua molto calda. Questo mi porta a fare una considerazione: una muta spessa non è necessaria; non portate niente di più di una 3mm. Questo significa meno peso addosso, migliore assetto, minore ingombro e minor consumo d'aria in condizioni difficili. Allo stesso modo, se potete scegliere tra un GAV Jacket e un Wing, scegliete senza dubbio quest'ultimo, ancora una volta per essere meno ingombranti possibile sott'acqua ed essere meno soggetti al trascinamento da parte della corrente.

Il reef hook vi sarà dato dalle vostre guide, ma se avete il vostro, vi sarà sicuramente indispensabile.


Quale crociera per diving scegliere alle Maldive

Rinvio a quello che ho già scritto su liveaboard.com in un altro post.

Nel caso delle Maldive la mia scelta è caduta sulla compagnia Amis des Maldives, una compagnia francese che gestisce la Ocean One. La barca è un po' datata, ma sicura e molto confortevole. Le guide subacquee sono tra le migliori che abbia mai avuto, di grande compagnia e molto professionali sott'acqua. Una cosa che ho apprezzato nella gestione della Ocean One è che le guide vengono variate a rotazione tra i vari gruppi, di modo che non si sia sempre vincolati alla stessa guida e che anche l'ingresso in acqua viene assegnato a rotazione ai vari gruppi in ogni immersione (in altre crociere in cui sono stato sia le guide che il turno di ingresso in acqua erano fissi).

Altro punto a favore della Ocean One è che i tavoli per i pasti si trovano in coperta, a poppa, il che significa tre pasti al giorno vista mare, ammirando l'oceano, il che non è scontato, perché in tutte le crociere in cui ero stato fino ad oggi i pasti si tenevano sottocoperta; la cena consumata mentre alle mie spalle volteggiava una manta rimarrà a lungo impressa nella mia memoria.

La qualità del cibo a bordo della Ocean One è la migliore che abbia sperimentato su una crociera; mi limito a dire che quando il menu prevedeva il pane, il pane era preparato a bordo e servito caldo. In un occasione abbiamo cenato con dello strepitoso sashimi preparato con pesce pescato il giorno prima dal personale della barca! Ovviamente non si tratta di un ristorante Michelin, ma dalla cucina di una crociera subacquea non mi aspetto nulla di meglio.

L'atmosfera a bordo è molto giovane e scanzonata; una caratteristica della vita a bordo della Ocean One è che il briefing non viene chiamato dal suono di una campana ma dalla musica, e le guide fanno a gara a scegliere le canzoni più kitsch, da Raffaella Carrà agli Abba, con effetti deliberatamente comici.

Sarà per gli squali, sarà per le mante, sarà per il sushi, ma sulla Ocean One ho lasciato una fetta di cuore.





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