Capsule aeroportuali: Jakarta vs Istanbul
- The Introvert Traveler
- 4 giorni fa
- Tempo di lettura: 3 min
Tra qualche giorno ho in programma di partire per le Maldive con un lungo scalo a Istanbul. Memore di una piacevole esperienza di qualche anno fa all'aeroporto di Jakarta, dove, avendo già trascorso 12 ore di volo e avendone davanti quasi altrettante prima di arrivare a Raja Ampat, approfittai delle capsule del Digital Airport Hotel al Terminal 3 per godere di uno dei sonni più rigeneranti della mia vita, ho provato a informarmi se un servizio simile fosse disponibile anche presso il nuovissimo e fighissimo aeroporto di Istanbul, dove recentemente ho già apprezzato la qualità della IGA lounge.
Non l'avessi mai fatto...
Jakarta - Aeroporto Soekarno-Hatta (CGK) - Terminal 3 – Digital Airport Hotel
Prezzo: 32 euro a notte (sì, notte, non ora)
Mio voto: 10/10
A Jakarta ho dormito davvero. Non “mi sono appisolato”, non “ho chiuso un occhio”, ma ho dormito. In un letto vero, in una capsula che sembra progettata da qualcuno che ha presente il concetto di essere umano e non da un consulente di McKinsey sotto anfetamine.
Silenzio assoluto, aria condizionata sensata, privacy sufficiente a non dover fissare le scarpe di uno sconosciuto mentre cerchi di rilassarti. Per 32 euro ti offrono una cosa rivoluzionaria: riposo. Non ti senti un disperato, non ti senti un homeless aeroportuale con carta di credito. Ti senti una persona che sta viaggiando. Ero stremato dopo 12 ore di volo, sono entrato nella capsula, ampia e confortevole tanto da soddisfare qualsiasi esigenza, in pochi secondi mi abbandonai a un sonno incoercibile e quelle poche ore furono fondamentali per affrontare il lunghissimo percorso che ancora mi separava da Sorong.
È l’Asia, bellezza: meno storytelling, più sostanza.


Istanbul (IST) – IGA Sleepod
Prezzo: 24 euro all’ora
Esperienza: estorsione con rumore di fondo
Poi c’è Istanbul. Dove ho avuto la brillante idea di informarmi in vista di un prossimo layover lungo. Spoiler: no.
Qui non stai pagando per dormire. Stai pagando per tentare di perdere conoscenza nel mezzo di uno scalo che sembra progettato da un urbanista sadico con un fetish per gli annunci a volume massimo.
24 euro all’ora. Ripeto: ALL’ORA. Ma che cazz... ho venduto reni per importi inferiori... 24 euro all'ora... non stai pagando un servizio, stai acquistando un lotto di un metro quadro senza poter nemmeno accedere a un mutuo...
Con quella cifra, a Jakarta ti danno una notte intera; a Istanbul ti concedono sessanta minuti di rumore, carrelli, annunci in tre lingue e l’eco costante di valigie trascinate da persone che non hanno mai sentito parlare di cuscinetti e men che meno di ziani.
La capsula è lì, esposta, come un acquario umano. Dormi sapendo che fuori scorrono orde di passeggeri insonni, mentre un altoparlante ti ricorda che sei, in effetti, ancora vivo.
Conclusione
Jakarta ti dice: “Riposa, tra 8 ore riparti.” Istanbul ti dice: “Paga. Ora. E ringrazia che non chiediamo un riscatto alla tua famiglia.”
A 24 euro l’ora, non sto comprando una capsula: sto finanziando un’installazione concettuale sul disagio contemporaneo. Per quel prezzo, dovranno passare sul mio cadavere — e anche allora, probabilmente mi chiederebbero un extra per il deposito.
Se proprio devo scegliere dove dormire in aeroporto, preferisco mille volte l’Indonesia: meno lusso presunto, più rispetto. Perché il vero comfort, in viaggio, è non sentirsi presi per il portafoglio con una pistola puntata alla tempia mentre si cerca di chiudere gli occhi.




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