L'uomo è nel menu degli squali? Il comportamento predatorio dello squalo bianco e gli attacchi di squalo in generale
- The Introvert Traveler
- 14 feb
- Tempo di lettura: 8 min

Nelle mie peregrinazioni notturne mi sono imbattuto in un post interessante su Reddit che tratta il comportamento predatorio dello squalo bianco. Il tema del post è: quanti casi documentati esistono in cui uno squalo bianco, dopo aver morso un uomo, lo ha anche consumato come pasto? Il post è interessante perché personalmente ho il sospetto che, dopo secoli di demonizzazione dello squalo, in cui, anche a causa del film Lo Squalo di Spielberg (magnifico dal punto di vista cinematografico, ma criminale da un punto di vista scientifico), si sono diffusi nella percezione comune luoghi comuni errati, il pendolo abbia oscillato verso l'estremo opposto di un generalizzato negazionismo ideologico, volto a rappresentare gli squali come affettuosi e innocui animali da compagnia. Ogni riferimento a numerosi influencer su Instagram è del tutto intenzionale.
Il post su Reddit è interessante perché confermerebbe le conclusioni che un approccio equilibrato all'argomento dovrebbe avere (e lo so che in questo modo sto partendo da una tesi), vale a dire che, no, gli squali non sono pucciosi animali da compagnia ma predatori apicali da trattare con il dovuto rispetto e, sì, noi non facciamo parte della loro dieta abituale, per cui quando uno squalo ci passa accanto mentre sguazziamo nell'oceano non ci sono più probabilità che quello squalo ci attacchi deliberatamente, di quante possibilità ci sono che io, passeggiando al parco, azzanni un chihuahua di passaggio: potrei farlo, ma tendenzialmente non lo faccio, perché non fa parte della mia dieta o del mio comportamento abituale (con l'eccezione forse del longimanus, se lui vi passa accanto nell'oceano è molto probabile che morda, perché lui è lì essenzialmente per fare quello, mordere tutto quello che trova).
Ebbene, da quando si tiene un registro internazionale degli attacchi di squalo (circa un secolo), i casi noti in cui lo squalo bianco, dopo aver dato un morso, anziché constatare l'errore e abbandonare la vittima, ha anche pasteggiato, sono i seguenti (ho apportato alcune correzioni riguardanti le vittime italiane rispetto all'elenco postato su Reddit, che conteneva alcuni errori):
William J. Goins (1926) USA HI
Augusto Cesellato (1926) Varazze, ITA
Ray Bennett (1936) AST SA
Willem Johannes Bergh (1942) SAF
Albert Schmidt (1944)
Phillip South Collin (1946) AST QL
Clive Heath Gordon Lewis Dumayne (1950)
Vanda Perri (1951) GRE
Jack Smedley (1956) MALTA
Peter Savino (1957) USA CA
Robert Pamperin (1959) USA CA
Robert Bartle (1967)? – unclear if consumed AST WA
Alex Macun (1982) SAF
Geert Talen (1982)?
Shirley Ann Durdin (1985) AST SA
Luciano Costanzo (1989) Piombino, ITA
Roy Stoddard (& Tamara McAllister) (1989)? USA CA
Jonathan Lee (1991)
Kazuta Harada (1992) JAP
Therese Cartwright (1993)
John Ford (1993)
Ian James Hill (1997)
Tony Donoghue (1999)? – few details, unclear if consumed
Cameron Bayes (2000)
Jevan Wright (2000)
Nick Peterson (2004)
Tyna Webb (2004) SAF
Geoffrey Brazier (2005)
Henri Murray (2005)
Jarrod Stehbens (2005)
Lloyd Skinner (2010) SAF
Kyle James Burden (2011)? – half consumed
Bryn Martin (2011)
Ben Linden (2012)
Burgert van der Westhuizen (2013)
Christine Armstrong (2014)
Sam Kellett (2014)
Andrew Sharpe (2020)
Robert Frauenstein (2021)
Paul Millachip (2021)
Simon Nellist (2022) AST NSW
Simon Baccanello (2023)
Felix N'Jai (2023)
Tod Gendle (2023)
L'elenco ovviamente non ha la pretesa di essere esaustivo, non vi sono compresi ad esempio gli attacchi che non sono stati documentati, come ad esempio sembra essere accaduto, stando ad alcune fonti ovviamente non ufficiali, nel caso di naufragi di migranti clandestini nel canale di Sicilia. Né l'elenco comprende i casi documentati in cui uno squalo bianco ha consumato il corpo di un uomo e tuttavia non è noto se si sia trattato di un comportamento predatorio o necrofago, come nel caso delle vittime dello tsunami di Messina del 1908. Tuttavia ritengo che l'elenco abbia un impatto visivo non trascurabile: il fatto che in un secolo, i nomi delle vittime di attacco di squalo decedute perché attivamente e consapevolmente attaccate come prede dagli squali si possa ridurre sulla facciata di un foglio A4, se rapportato rispetto a tutte le persone che in un secolo si sono immerse nei vari mari e oceani, è straordinariamente infinitesimale. Da notare che questo elenco comprende solo gli attacchi di squalo bianco e non quelli di squalo tigre o longimanus (come ad esempio quelli accaduti in Egitto negli ultimi due decenni) o quelli di squalo estuarino (come gli attacchi a Sidney di poche settimane fa).
Per decenni il comportamento del grande squalo bianco, e dello squalo in generale, nei confronti dell’uomo è stato raccontato attraverso una lente rassicurante, quasi consolatoria. L’idea che lo squalo non attacchi l’essere umano intenzionalmente, ma lo confonda con una preda abituale come una foca o un leone marino, è diventata un mantra della divulgazione moderna, divulgazione, aggiungerei, di stampo ideologico. Questa spiegazione, nota come mistaken identity theory, ha avuto indubbiamente un ruolo storico importante: ha contribuito a smontare l’immagine dello squalo come mostro sanguinario, alimentata per decenni da cinema, media sensazionalistici e cronaca nera. Tuttavia, come spesso accade in biologia comportamentale, una teoria utile in una prima fase rischia di diventare una semplificazione fuorviante quando viene elevata a spiegazione universale. Oggi, alla luce di dati accumulati nel corso di oltre mezzo secolo di osservazioni, analisi forensi e studi etologici, la mistaken identity theory appare sempre meno sufficiente a spiegare l’intero spettro dei morsi da parte degli squali.
Il punto di rottura è rappresentato da un dato che raramente viene affrontato apertamente nella divulgazione generalista: esistono casi documentati, verificati e storicamente ricostruibili di predazione e consumazione umana da parte del grande squalo bianco. Non si tratta di interpretazioni arbitrarie né di narrazioni sensazionalistiche, ma di eventi in cui il corpo della vittima è stato parzialmente o totalmente consumato, con dinamiche incompatibili con un semplice morso esplorativo seguito da rilascio. L'elenco pubblicato sopra non dimostra che lo squalo sia un predatore abituale dell’uomo, ma introduce un elemento che non può essere ignorato: la predazione intenzionale, per quanto rarissima, è possibile.
È proprio su questo punto che la mistaken identity theory mostra le sue crepe più evidenti. La teoria funziona bene quando si analizzano attacchi caratterizzati da un singolo morso, spesso non letale, con rapido allontanamento dell’animale e assenza di consumo dei tessuti. Funziona meno, o per nulla, quando si osservano morsi multipli, ritorni ripetuti sul corpo, selezione delle parti più energeticamente ricche e comportamenti di inseguimento o intercettazione attiva della vittima. In questi casi, attribuire l’evento a un errore percettivo diventa sempre più difficile, soprattutto considerando ciò che oggi sappiamo sulle capacità sensoriali e cognitive degli squali. Studi basati sull’analisi dei pattern dentali, sulla cinematica del morso e sull’ecologia comportamentale indicano che questo animale è perfettamente in grado di discriminare, già al primo contatto, la consistenza, la risposta motoria e il valore energetico di un potenziale bersaglio. L’idea di uno squalo che “assaggia” e solo dopo si accorge dell’errore appare sempre meno convincente se confrontata con i dati empirici.
Proprio per superare la rigidità di spiegazioni monocausali, il biologo marino Eric Clua ha proposto un modello interpretativo molto più articolato, oggi ampiamente citato in ambito scientifico. Secondo Clua, i morsi degli squali non possono essere ricondotti a un’unica motivazione, ma vanno compresi all’interno di un ventaglio di comportamenti distinti.
Clua distingue le seguenti tipologie di cause per i morsi di squalo:
Investigativo/esplorativo
Competitivo
Difensivo
Accidentale
Dominanza/territorialità
Istintivo/riflesso
Predatorio
Rinvio a questo video su Youtube come fonte per la citazione da Eric Clua
Esistono morsi esplorativi, in cui l’animale utilizza la bocca come strumento sensoriale per identificare un oggetto sconosciuto; morsi legati alla competizione alimentare; morsi difensivi, innescati da una minaccia percepita; contatti accidentali dovuti a scarsa coordinazione; morsi di dominanza o territorialità; risposte istintive o riflesse a stimoli improvvisi; e infine morsi predatori veri e propri, in cui l’obiettivo è l’acquisizione di cibo. Questo schema ha il grande merito di restituire complessità al comportamento dello squalo e di chiarire un punto fondamentale: solo una frazione molto ridotta degli incontri con l’uomo rientra nella categoria del comportamento predatorio.
Una cosa che cerco di ricordare sempre quando esploro questo argomento, è che gli squali non hanno le mani e l'unico strumento che hanno per esplorare il mondo, difendersi, combattere, è la bocca. Normalmente, la replica a questo argomento è "a me non interessa se lo squalo mi ha semplicemente saggiato con la bocca per esplorarmi e non intendeva uccidermi, intanto è uno squalo bianco che mi ha morso", che per certi versi è una replica ragionevole, ma sottovaluta la possibilità che uno squalo si trovi in prossimità di un uomo ignorandolo completamente, che in effetti è il comportamento più frequente, come dimostrano i numerosi video di Scott Fairchild.
Un aspetto interessante che emerge dal post su Reddit e che da quel poco che ho letto mi sembra che inizi a essere studiato, sia pure con qualche cautela, nella letteratura scientifica, è che esaminando l'elenco delle vittime per predazione sembrano emergere dei pattern specifici, seguiti da lunghi periodi di apparente quiete. Questo potrebbe essere dovuto a comportamenti anomali di singoli squali "problematici" per cui un utente su Reddit ipotizza che, qualora si verifichino comportamenti predatori da parte di singoli squali (come ad esempio lo squalo tigre che nel 2023 ha ucciso Vladimir Popov a Hurghada, o del longimanus che nel 2010 fece più vittime nell'arco di poche settimane a Sharm El Sheikh; noto a margine che nel primo caso lo squalo tigre ha integralmente consumato la vittima, mentre ciò non è accaduto nel caso del longimanus e ritengo ragionevole imputare ciò alle dimensione relative di un grande squalo tigre rispetto a un longimanus adulto, che difficilmente può integralmente consumare il corpo di un essere umano) l'eliminazione di quei singoli squali potrebbe incidere chirurgicamente sulla frequenza degli attacchi all'uomo, tutelando la generalità della popolazione degli squali. Facendo un parallelismo un po' azzardato mi viene in mente il caso della coppia di leoni che nel 1898 compirono numerosi attacchi nei confronti degli esseri umani in prossimità del fiume Tsavo in Kenya; e nel caso dei leoni parliamo di predatori che a tutti gli effetti possono sistematicamente attaccare l'essere umano.
Le analisi statistiche basate sui principali database internazionali, come l’ISAF, suggeriscono che la maggior parte dei morsi attribuibili a grandi squali predatori rientra nella sfera esplorativa o reattiva. Una quota significativa è riconducibile a comportamenti difensivi o a risposte riflesse, mentre solo una percentuale minoritaria, stimata intorno al dieci-quindici per cento, mostra caratteristiche compatibili con una vera intenzione predatoria. All’interno di quest’ultima categoria, i casi di predazione completa con consumazione della vittima rappresentano una frazione estremamente ridotta, inferiore all’uno per cento degli incontri documentati. Questo dato è cruciale, perché consente di tenere insieme due affermazioni solo apparentemente contraddittorie: il grande squalo bianco non è un predatore specializzato dell’uomo, ma non è nemmeno biologicamente o comportamentalmente incapace di considerarlo una preda in circostanze particolari.
Per comprendere perché la predazione sull’uomo sia così rara, occorre guardare alla biologia energetica dello squalo bianco. Si tratta di un predatore altamente specializzato, ottimizzato per cacciare prede ricche di grassi, come i pinnipedi, che offrono un rendimento calorico elevato rispetto allo sforzo richiesto. L’essere umano, al contrario, è una preda relativamente magra, poco efficiente dal punto di vista energetico e raramente disponibile nell’ambiente marino. Quando la predazione avviene, sembra essere favorita da una combinazione di fattori: dimensioni considerevoli dell’animale, spesso femmine adulte; contesti ecologici in cui lo squalo è già in modalità di caccia attiva; isolamento della vittima; assenza di alternative immediate; e condizioni sensoriali che facilitano l’intercettazione del bersaglio. In questi casi, parlare di errore percettivo diventa poco plausibile. Più corretto è interpretare l’evento come una decisione comportamentale situazionale, presa da un predatore opportunista in un contesto specifico.
Riconoscere questa realtà non significa demonizzare lo squalo bianco né alimentare paure irrazionali. Al contrario, significa abbandonare una narrazione infantilizzante che oscilla tra il mostro e l’animale frainteso, per adottare uno sguardo più adulto e scientificamente onesto. Lo squalo non è un “mangiatore di uomini”, ma non è nemmeno un animale cieco, stupido o incapace di adattare il proprio comportamento a situazioni nuove. È un predatore complesso, dotato di un repertorio comportamentale ampio e flessibile, che nella stragrande maggioranza dei casi ignora l’essere umano, ma che in circostanze eccezionali, realmente eccezionali, può includerlo nel proprio spettro predatorio.
Comprendere questa complessità non rende il mare più pericoloso; lo rende semplicemente più reale, e credo che sia semplicemente l'approccio più corretto a comprendere la complessità della natura.
Disclaimer: non sono un biologo marino, né uno scienziato, sono solo un curioso, uno scettico che cerca di informarsi molto e condivide i propri dubbi e le proprie letture




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