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Consigli per la visita agli scavi di Ercolano.

  • Immagine del redattore: The Introvert Traveler
    The Introvert Traveler
  • 2 giorni fa
  • Tempo di lettura: 10 min
Ercolano

Ultima visita: ottobre 2025

Mio giudizio: 9/10

Durata della visita: 2/3 ore


Gli scavi di Pompei sono il secondo sito turistico più visitato in Italia, e uno dei più visitati al mondo; chi però fosse indotto a pensare che gli scavi di Ercolano siano il gemello "povero" e trascurabile, investendo il proprio tempo esclusivamente nella visita a Pompei, commetterebbe un grave errore, perché gli scavi di Ercolano non solo sono il complemento necessario e imprescindibile della visita a Pompei, ma per certi versi sono anche superiori per impatto visivo e qualità dell'esperienza; anzi, per certi versi, se non fosse per la Villa dei Misteri e la casa dei Vettii, che spostano l'ago della bilancia a favore di Pompei, potrei anche affermare che il fascino degli scavi di Ercolano è persino superiore a quelli di Pompei.

Ercolano è l’altra visita davvero imprescindibile dell’area vesuviana, ma non come “seconda tappa” per completismo: Ercolano è un’esperienza diversa per natura, per scala e per qualità della conservazione, e proprio per questo completa Pompei in modo quasi dialettico. Se Pompei è una città vasta, aperta, leggibile come impianto urbano e come organismo sociale, Ercolano è più compatta e più “interiore”: non dà la stessa impressione di attraversamento urbano, ma restituisce con forza straordinaria la materia della vita privata, la densità delle case, la tridimensionalità degli spazi, la fisicità del costruito. La ragione è anche geologica e taphonomica: l'eruzione del Vesuvio che distrusse Pompei ed Ercolano ebbe effetti molto diversi sulle due città; ne deriva un paradosso affascinante: Ercolano è meno estesa e offre “meno” quantità, ma spesso offre più qualità nella percezione del quotidiano, perché consente di intuire l’altezza degli edifici, l’organizzazione degli interni, il rapporto tra luce e ombra, tra strada e abitazione. Per il viaggiatore, dunque, la visita a Ercolano non è un’appendice di Pompei: è un diverso accesso alla romanità, più ravvicinato, più tattile, più inquietante nella sua prossimità al reale.


Gli scavi di Ercolano e la storia della città


La storia di Ercolano è, per certi versi, ancora più singolare di quella di Pompei, perché la sua riscoperta precede cronologicamente quella della città più celebre e segue modalità profondamente diverse. I primi scavi iniziarono infatti nel 1738, sotto il regno di Carlo di Borbone, non come scavi a cielo aperto ma come un complesso sistema di gallerie sotterranee scavate nel banco di materiale vulcanico compatto che aveva sepolto l’antica città sotto oltre venti metri di depositi. Questo approccio, inizialmente finalizzato al recupero di opere d’arte per le collezioni reali, ha avuto come conseguenza una documentazione frammentaria ma ha anche permesso una conservazione eccezionale di strutture e materiali. Solo nel Novecento Ercolano è stata progressivamente riportata alla luce con criteri archeologici moderni. Oggi l’area scavata è relativamente ridotta rispetto a Pompei – circa 4–5 ettari, meno di un quarto della città antica – ma il livello di conservazione è straordinario. Il sito accoglie mediamente circa 500.000 visitatori all’anno, numeri molto più contenuti rispetto a Pompei, che contribuiscono a un’esperienza di visita più raccolta e meno dispersiva. Dal punto di vista storico, Ercolano non era una città commerciale nel senso pieno del termine, né un grande centro produttivo: era piuttosto una città residenziale di alto livello, frequentata dall’élite romana e caratterizzata da dimore di pregio, spesso affacciate sul mare, inserita nel circuito della villeggiatura aristocratica campana insieme a Oplontis e Stabiae; si può dire, in modo un po' forzato, che Ercolano fosse un centro di villeggiatura di lusso dove le élite romane venivano a svagarsi, mentre Pompei era a tutti gli effetti una città con strutture produttive, tessuto commerciale, urbanizzazione avanzata. Il rapporto di Ercolano con Roma era quello di una comunità municipale pienamente romanizzata, ma con una funzione eminentemente residenziale e culturale più che economica. L’eruzione del 79 d.C., avvenuta in piena età imperiale sotto il regno di Tito, colpì Ercolano in un momento in cui l’Impero romano era al massimo della sua maturità politica, amministrativa e tecnologica: una società urbana complessa, dotata di infrastrutture avanzate, di un’economia monetaria diffusa e di un alto livello di sofisticazione abitativa. Proprio questa combinazione di ruolo elitario, distruzione improvvisa e modalità di seppellimento rende Ercolano un caso unico nel panorama archeologico mondiale, complementare a Pompei ma non sovrapponibile, e fondamentale per comprendere non solo come vivevano i Romani, ma come abitavano davvero i loro spazi privati.

In generale, rinvio al mio post su Pompei per una trattazione un po' più ampia del contesto storico della zona e di quali fossero lo stato e la condizione di Pompei ed Ercolano al momento dell'eruzione del Vesuvio.


L'eruzione del Vesuvio del 79 d.c. Gli effetti su Ercolano.


L’eruzione del 79 d.C. non colpì Ercolano e Pompei come due varianti dello stesso disastro, ma come due eventi quasi distinti, determinati da una combinazione di fattori geologici, topografici e temporali che produssero esiti radicalmente diversi. Comprendere Ercolano significa quindi abbandonare il modello mentale “pompeiano” e accettare che ci troviamo di fronte a un’altra dinamica eruttiva, un’altra modalità di distruzione e, soprattutto, un’altra forma di conservazione.

Dal punto di vista quantitativo, la differenza più immediata è nello spessore dei depositi: Pompei fu sepolta da circa 4–6 metri di pomici, lapilli e ceneri, accumulatisi progressivamente soprattutto durante la fase iniziale dell’eruzione, mentre Ercolano venne ricoperta da oltre 20 metri di materiali piroclastici, in larga parte costituiti da colate e surge ad altissima temperatura che si consolidarono rapidamente in un banco compatto, simile a una colata di cemento naturale. Questa differenza non è marginale: determina il fatto che Pompei sia stata “schiacciata” dal peso dei depositi, con crolli progressivi dei tetti e dei piani superiori, mentre Ercolano è stata sigillata, inglobata e letteralmente murata all’interno di una massa rocciosa; mentre a Pompei, se si eccettua forse solo la Casa degli Amanti dove è rimasto integro anche il primo piano dell'edificio, tutti gli edifici sono collassati, lasciando visibile oggi solo il piano terreno, a Ercolano gli edifici sono generalmente integri anche nei piani superiori; ciò cambia radicalmente l'esperienza di visita: a Pompei si cammina su un territorio pianeggiante attraverso scheletri di edifici che sono stati spazzati via dall'evento catastrofico; dovunque si volga lo sguardo si vede il territorio circostante e il Vesuvio sullo sfondo; a Ercolano si procede, in un territorio molto più raccolto e addossato sul pendio di una collina, all'interno di uno scavo profondo una trentina di metri circondato da pareti verticali, attraversando i palazzi che sono ancora integri nello stato in cui si trovavano nel duemila anni fa. Pompei si trova nell'entroterra, Ercolano era situata sul mare e anche se oggi il fronte della battigia si è spostato di decine di metri il mare è visibile in prossimità dalle zone più elevate dello scavo.

La causa principale di questa divergenza risiede nella posizione geografica e nella tempistica dell’eruzione. Pompei si trova a sud-est del Vesuvio, in una zona che nelle prime ore fu investita soprattutto dalla caduta di materiali dall’alto, mentre Ercolano, situata più a ovest e più vicina al vulcano, venne colpita in pieno dalla fase finale e più letale dell’eruzione, quando la colonna eruttiva collassò generando una serie di flussi piroclastici. Questi flussi, composti da gas incandescenti, ceneri finissime e materiale vulcanico in sospensione, si muovevano a velocità elevatissime e con temperature stimate tra i 400 e i 500 °C, investendo Ercolano in pochi secondi.

Gli effetti sui corpi delle vittime furono quindi profondamente diversi. A Pompei la morte fu causata principalmente da asfissia e shock termico, ma in un contesto in cui molte persone ebbero il tempo di tentare la fuga o di ripararsi; i corpi furono poi progressivamente ricoperti da lapilli e ceneri, creando i vuoti che in seguito permisero la realizzazione dei calchi. A Ercolano, invece, la popolazione fu colta di sorpresa nella fase più estrema dell’evento: la morte fu istantanea, dovuta a un collasso immediato delle funzioni vitali per effetto del calore e dei gas. Le evidenze archeologiche – in particolare i resti rinvenuti nei fornici lungo l’antica linea di costa – mostrano scheletri spesso fratturati, con tracce compatibili con l’esposizione a temperature elevatissime; in alcuni casi sono state rilevate vetrificazioni e alterazioni ossee che indicano una rapidissima disidratazione dei tessuti molli. A Ercolano non si formarono vuoti nel sedimento: i corpi si decomposero in un ambiente saturo, compatto, che ne ha conservato direttamente le ossa.

Anche per quanto riguarda edifici e arredi, Ercolano rappresenta un caso unico. Le altissime temperature dei flussi piroclastici carbonizzarono il legno senza distruggerlo completamente, creando una sorta di “impronta solida” di porte, travi, scale, soppalchi, mobili, letti, armadi, persino culle. A Pompei il legno è quasi sempre scomparso; a Ercolano è spesso conservato sotto forma di carbone, permettendo una ricostruzione tridimensionale degli spazi abitativi che non ha eguali nel mondo romano. Questo vale anche per i piani superiori: mentre a Pompei sono in gran parte crollati, a Ercolano molti edifici conservano il secondo piano, offrendo una percezione verticale della città che Pompei non può restituire.

L’eruzione modificò profondamente anche il territorio e la linea di costa. Al momento dell’eruzione, Ercolano si affacciava direttamente sul mare; oggi la città antica si trova a diverse centinaia di metri dalla battigia. I materiali eruttivi avanzarono verso il mare, colmandone una parte e spostando la costa, creando una nuova linea litoranea più avanzata. Questo spiega perché le strutture portuali e i fornici oggi si trovino “nell’entroterra”, e perché la città antica appaia come incassata in una sorta di canyon artificiale rispetto all’abitato moderno.

Un'altra marcata differenza tra le due aree archeologiche è che mentre a Pompei gli scavi (tuttora in corso) sono sostanzialmente esposti, dovendo gli archeologici recuperare alla luce solo pochi metri di sedimento, a Ercolano la città antica, sommersa da decine di metri di sedimento è stata sovrastata da una città moderna; a Ercolano quindi, gli scavi sono inglobati da una città e per ampliare gli scavi si procede per carotaggi scavando sotto alla città moderna per capire quale sia l'effettiva estensione della città antica che deve ancora essere scoperta.

In sintesi, Pompei ed Ercolano non rappresentano due versioni della stessa tragedia, ma due esiti complementari di un unico evento vulcanico, modellati da direzione dei venti, distanza dal vulcano, topografia e fase dell’eruzione. Pompei ci restituisce l’immagine di una città colta nel mezzo di una catastrofe progressiva, leggibile come organismo urbano nel suo insieme; Ercolano ci consegna invece una capsula iper-densa della vita privata, congelata dall’istante più violento dell’eruzione. È proprio questo scarto – quantitativo, qualitativo e percettivo – che rende indispensabile visitarle entrambe: solo mettendo in dialogo Pompei ed Ercolano si può comprendere fino in fondo la potenza distruttiva del Vesuvio e, paradossalmente, la straordinaria capacità della geologia di farsi archivio della storia umana.


Ercolano
In molti edifici i pavimenti sono collassati per effetto delle scosse telluriche

La visita a Ercolano


Visitare Ercolano è un’esperienza radicalmente diversa da quella di Pompei, più raccolta, più concentrata e, per molti versi, più intensa sul piano percettivo. L’accesso al sito avviene dall’alto, e già la discesa verso l’area archeologica produce un effetto quasi teatrale: si entra letteralmente in una città scavata in profondità, incassata sotto il livello dell’abitato moderno, con pareti di materiale vulcanico che rendono immediatamente evidente la violenza dell’evento eruttivo. La visita è meno dispersiva rispetto a Pompei e può essere affrontata con maggiore linearità, ma richiede uno sguardo attento ai dettagli, perché è proprio nei particolari che Ercolano rivela la sua eccezionalità. Tra le abitazioni private, la Casa del Tramezzo di Legno è una tappa obbligata: la porta scorrevole carbonizzata, sopravvissuta per duemila anni, restituisce una percezione quasi domestica dello spazio e rende tangibile la vita quotidiana più di qualsiasi affresco. Proseguendo all’interno della città, le Terme Suburbane rappresentano uno degli esempi meglio conservati di complesso termale romano, con ambienti ancora leggibili nella loro articolazione funzionale e con un’impressionante conservazione delle strutture lignee e decorative. Di straordinaria importanza è anche la Casa del Rilievo di Telefo, una delle residenze più lussuose della città, che testimonia il carattere aristocratico e residenziale di Ercolano, con ambienti di rappresentanza, decorazioni raffinate e una complessa articolazione spaziale su più livelli. Meritano attenzione anche le botteghe affacciate sul decumano, spesso conservate con soppalchi e scaffalature carbonizzate, che permettono di cogliere la continuità fra spazio abitativo e attività economica.

La tappa di maggiore impatto sono indubbiamente i fornici lungo l’antica linea di costa, dove furono rinvenuti i cumuli di scheletri delle vittime in fuga verso il mare; qui molte vittime dell'eruzione cercarono rifugio, in prossimità del porto, mentre cercavano la salvezza via mare: è uno dei luoghi emotivamente più forti dell’intero mondo romano conservato, e consente di comprendere in modo diretto la dinamica della morte improvvisa causata dai flussi piroclastici; ancor più qui, rispetto a Pompei, credo che valga quanto ho già detto nel post su Pompei riguardo agli aspetti emotivi dell'esperienza.

L’esperienza complessiva della visita è più breve in termini di tempo rispetto a Pompei, ma non meno densa: Ercolano non chiede di essere attraversata, bensì abitata mentalmente, osservata con lentezza, soffermandosi sulle soglie, sui vani, sugli oggetti superstiti. È una visita che non impressiona per monumentalità, ma per prossimità, e che lascia al visitatore la sensazione rara di aver camminato non tanto in una città antica, quanto dentro le case di persone reali, fermate nell’istante più violento della storia vesuviana.


Consigli pratici


Dal punto di vista pratico, la visita a Ercolano è relativamente agevole. L’area archeologica è molto più compatta rispetto a Pompei e può essere visitata in due, massimo tre ore; in ogni caso sconsiglio di affiancarla nello stesso giorno a Pompei: Ercolano merita una visita autonoma, con tempi distesi e senza sovrapposizioni, ma se anche volete indulgere verso un turismo "mordi e fuggi", visitare sia Pompei che Ercolano in un solo giorno, compresi gli spostamenti, diventa un tour de force troppo impegnativo, tanto più che la sola Pompei merita, secondo me, una giornata intera di visita.

Il sito è meno pianeggiante rispetto a Pompei e degrada dalla collina verso il mare; in ogni caso bastano delle comuni sneakers per visitarlo; rispetto a Pompei ci sono un po' di rampe e scale da percorrere, ma niente di impegnativo.

Nei mesi estivi, il caldo può essere soffocante, soprattutto nelle zone più incassate, per cui acqua, protezione solare e cappello sono altamente raccomandati, anche se la permanenza complessiva è più breve rispetto a Pompei.

Gli accessi non sono normalmente congestionati come nel sito pompeiano, ma è comunque consigliabile acquistare il biglietto in anticipo, soprattutto nei periodi di alta stagione.

Dal punto di vista logistico, Ercolano è facilissima da raggiungere da Napoli tramite la Circumvesuviana, scendendo alla fermata Ercolano Scavi, da cui l’ingresso dista pochi minuti a piedi; per chi visita l’area vesuviana in più giorni, l’ideale è pernottare a Napoli e dedicare una giornata distinta a ciascun sito.

L'unico punto di ristoro è situato immediatamente fuori dalla zona degli scavi e si limita ad alcune vending machines contenenti qualche cibo confezionato; ho provato estrema invidia, dopo la mattinata passata a percorrere la zona archeologica nel trovarmi a digiuno davanti alle tristi macchinette mentre alcuni custodi del campo addentavano dei gustosi panini che avevano prudentemente portato da casa, per cui il mio consiglio è di munirsi di qualche gustoso pasto da asporto che potrete sicuramente procurarvi a Napoli prima della partenza; non ho trovato ristoranti di qualità facilmente raggiungibili a piedi dalla zona archeologica e gli esercizi che si affacciano sulla strada che collega gli scavi alla stazione hanno tutti il sinistro aspetto di trappole per turisti.

A differenza di Pompei, Ercolano non richiede un orientamento complesso: una mappa cartacea è utile ma non indispensabile; la pianta della città è quella tipica romana "a scacchiera", per cui è sufficiente seguire il naturale percorso delle vie per visitare tutti gli edifici e tutto il sito; una mappa sarà comunque comoda per identificare gli edifici di maggior pregio.





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