Tutto ciò che ti serve sapere per la visita a Pompei
- The Introvert Traveler
- 5 giorni fa
- Tempo di lettura: 21 min

Ultima visita: Ottobre 2025
Durata della visita: una giornata intera
Mio giudizio: 10/10
Gli scavi archeologici di Pompei rappresentano, per ampiezza e profondità conoscitiva, il primo e più significativo caso al mondo di città antica conservata come in un laboratorio naturale: una polis romana rimasta praticamente intatta dal momento della sua distruzione, avvenuta nel 79 d.C. fino alla graduale riscoperta a partire dal XVIII secolo.
Pompei ĆØ inserita nel Patrimonio dellāUmanitĆ UNESCO dal 1997Ā assieme alle aree vesuviane di Ercolano, Torre Annunziata, Oplontis e Stabiae, in virtù del suo valore universale eccezionale e della qualitĆ di testimonianza di vita urbana e sociale dellāantichitĆ classica.
Pompei non ĆØ soltanto un sito archeologico; ĆØ un archivio stratificato di vita quotidiana, urbanistica, economia, religione, arte e tecnologia dellāetĆ romana. Lāeccezionale stato di conservazione delle strutture edilizie, degli affreschi, dei mosaici, degli spazi pubblici e privati, insieme ai calchi delle figure umane sepolte, restituisce una sorta di istante sospeso tutto da interpretare.
Un po' di numeri
Inizio degli scavi: gli scavi sistematici iniziarono nel 1748 sotto il regno di Carlo di Borbone; precedenti interventi occasionali risalgono al XVI secolo con ritrovamenti accidentali, ma ĆØ dal XVIII secolo che la cittĆ comincia ad essere riportata gradualmente alla luce. Gli scavi sono tuttora in corso.
Durata e continuitĆ : lāopera di scavo, sviluppo e conservazione si protrae ininterrottamente da oltre 270 anni, attraversando fasi metodologiche, critiche, di documentazione rigorosa e di custodia del patrimonio archeologico.
Estensione del sito: Pompei ĆØ vasta oltre 44 ettari di area archeologica completamente scavata, cui va aggiunta unāarea più ampia di tutela del paesaggio e di contesto archeologico.
Visitatori annuali: nel 2024 il sito ha registrato oltre 4 milioni di visitatori, un dato senza precedenti che riflette il primato di Pompei tra i siti archeologici mondiali e la sua capacitĆ di catalizzare lāinteresse globale per lāantichitĆ romana.
Gestione contemporanea e sostenibilitĆ : a causa delle pressioni dovute al turismo di massa, recenti misure di gestione prevedono un limite giornaliero di ingressi (fino a 20.000 biglietti personalizzati nelle stagioni di punta)Ā e sistemi di ingresso programmato per mitigare lāimpatto sul sito e migliorare lāesperienza di visita.
Collocazione nel contesto italiano: gli scavi di Pompei sono frequentemente classificati tra i primi luoghi dāItalia per numero di visitatori; studi del Ministero dei Beni Culturali indicano circa 4 milioni di ingressi annui, posizionandoli al secondo posto dopo il complesso archeologico del Colosseo-Foro PalatinoĀ in termini di accessi.
Cos'era Pompei?
PompeiĀ era una cittĆ romana pienamente compiuta, non riducibile a una funzione unica, ma risultante dallāequilibrio fra commercio, produzione, amministrazione e vita sociale, inserita senza frizioni nel sistema politico ed economico di Roma. La sua collocazione geografica, al margine meridionale della Campania felix, su suoli vulcanici di straordinaria fertilitĆ e a breve distanza dal mare, ne fece un centro economicamente attivo e ben connesso, capace di sostenere una popolazione stimata fra i dieci e i dodicimila abitanti, articolata in una stratificazione sociale complessa che comprendeva Ć©lite municipali, ceti medi imprenditoriali, liberti intraprendenti e una vasta componente servile. Pompei era una cittĆ che produceva e scambiava: il suo tessuto urbano ĆØ disseminato di botteghe, officine, fulloniche (le antiche lavanderie), lupanari (i bordelli) forni e attivitĆ legate alla trasformazione alimentare, mentre il suo agro era intensamente sfruttato per la viticoltura e per colture specializzate destinate anche allāesportazione, inserendo la cittĆ nei traffici mediterranei. Al tempo stesso, la qualitĆ della vita, la presenza di terme, teatri, un grande anfiteatro e un articolato sistema di spazi pubblici rendevano Pompei un luogo piacevole e culturalmente raffinato, capace di attrarre soggiorni prolungati di membri dellāaristocrazia romana, pur senza trasformarsi in una cittĆ esclusivamente votata alla villeggiatura, ruolo che spettava piuttosto ai centri costieri immediatamente affacciati sul Golfo (Ercolano, Oplontis e Stabiae altri centri colpiti dall'eruzione che fanno parte della visita alla zona archeologica).
Dal punto di vista giuridico, dopo la Guerra Sociale divenne colonia romana (Colonia Cornelia Veneria Pompeianorum), legata a RomaĀ da vincoli amministrativi, fiscali e culturali, pur mantenendo una forte identitĆ locale campana.
Lāurbanistica, frutto di una crescita stratificata più che di un progetto unitario, mostra una cittĆ funzionale, razionale e adattabile, con strade ben organizzate, sistemi idrici avanzati e una continua integrazione fra spazi privati e attivitĆ economiche, tanto che molte domus erano al tempo stesso abitazioni e luoghi di lavoro. Pompei, dunque, non era unāeccezione nel panorama romano per costumi o vocazione, ma una cittĆ intensamente vissuta, dove produzione, consumo, rappresentanza politica e tempo libero convivevano in un equilibrio tipico del mondo romano; ciò che oggi la rende unica non ĆØ ciò che fu, ma il fatto che quella normalitĆ urbana sia giunta fino a noi senza mediazioni, fissata nellāistante preciso in cui la vita quotidiana si ĆØ interrotta e la cittĆ ĆØ diventata, suo malgrado, un documento assoluto della civiltĆ romana.
A quale periodo storico apparteneva Pompei?
Visitando Pompei facciamo un viaggio nel passato, ma in quale fase precisa della storia millenaria di Roma?
Nel 79 d.C., lāanno della distruzione di Pompei, Roma si trovava pienamente nellāetĆ imperiale, lontanissima dalla fase repubblicana e giĆ separata da quasi un secolo dagli eventi fondativi del Principato. La Repubblica era tramontata definitivamente nel 27 a.C. con lāascesa di Ottaviano Augusto, e nel 79 d.C. lāImpero era governato da Tito, secondo imperatore della dinastia flavia, succeduto a Vespasiano. Il 79 d.C. si colloca invece in una fase di stabilizzazione imperiale, successiva alle guerre civili del I secolo e alla crisi dellāanno dei quattro imperatori (69 d.C.), in un Impero ormai amministrativamente maturo, centralizzato e relativamente pacificato. Lāestensione dei domini romani era allora prossima alla sua massima ampiezza: Roma controllava lāintero bacino del Mediterraneo, dalla Britannia meridionale alla Mesopotamia, dalla penisola iberica al Nord Africa, con una rete di province governate da funzionari imperiali, collegate da infrastrutture efficienti e integrate da unāeconomia monetaria avanzata. Dal punto di vista tecnologico e sociale, la societĆ romana del 79 d.C. aveva raggiunto un livello di complessitĆ straordinario: acquedotti, fognature, edilizia in muratura su larga scala, sistemi di riscaldamento domestico, una burocrazia articolata e una cultura urbana diffusa, con alfabetizzazione funzionale almeno nei ceti medi e unāintensa circolazione di idee, merci e persone. Pompei, nel momento della sua distruzione, non appartiene dunque a unāepoca āarcaicaā o di transizione, ma a una Roma imperiale giĆ pienamente sviluppata, potente, sicura di sĆ©, convinta della propria durata; ed ĆØ proprio questo a rendere lāeruzione del Vesuvio un evento storicamente perturbante, perchĆ© colpisce non una civiltĆ nascente o in declino, ma una societĆ allāapice della propria organizzazione materiale e culturale.
Quello che vediamo a Pompei e l'Impero Romano nel momento del suo massimo fulgore.
Lāeruzione del 79 d.C.: la notte in cui il tempo si ĆØ fermato
Pompei dormiva. Le botteghe erano chiuse, i triclinia silenziosi, le strade lastricate restituivano il calore del giorno appena trascorso. Nulla, per chi vi abitava, lasciava presagire che quella sarebbe stata lāultima notte della cittĆ . Il 24 agosto del 79 d.C.Ā (o, secondo una parte della storiografia recente, una data autunnale di ottobre), il VesuvioĀ ruppe un silenzio durato secoli e trasformò un centro urbano vitale in unāistantanea cristallizzata della morte. Pompei non fu ādistruttaā nel senso comune del termine: fu congelata nel tempo, sigillata da un evento geologico di violenza estrema che ne ha preservato, paradossalmente, la memoria fino a noi.
Dal punto di vista geologico, il Vesuvio ĆØ uno stratovulcano esplosivo, caratterizzato da unāalternanza di colate laviche e depositi piroclastici. La sua pericolositĆ non risiede nella lava fluida, relativamente lenta, ma nella capacitĆ di produrre eruzioni pliniane, cosƬ chiamate proprio in seguito al resoconto fornito da Plinio il Giovane, testimone oculare dellāevento dalle coste di Miseno. In una simile eruzione, la pressione dei gas accumulati nel magma genera una colonna eruttiva alta fino a 30ā33 chilometri, che collassa ciclicamente dando origine a flussi piroclastici: nubi incandescenti di gas, ceneri e frammenti rocciosi, capaci di muoversi a oltre 100ā300 km/h.
Lāeruzione si sviluppò in più fasi. Una prima fase, durata diverse ore, vide una pioggia continua di pomici e lapilliĀ che si accumularono progressivamente sui tetti delle case. Molti edifici crollarono sotto il peso di questi materiali; una parte della popolazione tentò la fuga, altri si rifugiarono negli ambienti interni, convinti ā come spesso accade ā che il peggio fosse giĆ passato. Era solo lāinizio. La fase realmente letale fu quella dei surge e dei flussi piroclastici, che investirono Pompei nelle prime ore del giorno successivo.
Le temperature di questi flussi sono oggi stimate tra i 250 e i 500 °C; a Ercolano, più vicina al vulcano, si raggiunsero probabilmente punte superiori. A Pompei, la morte fu quasi istantanea: shock termico, asfissia, collasso dei tessuti molli, con arresto immediato delle funzioni vitali. I celebri calchi non rappresentano persone āsoffocate lentamenteā, ma corpi colti nellāattimo esatto della morte, irrigiditi da un evento fisico improvviso e irreversibile. Le posture ā mani sul volto, arti contratti, tentativi di protezione ā sono il linguaggio muto di pochi secondi di consapevolezza estrema.
Il numero delle vittime ĆØ difficile da stabilire con precisione. A Pompei sono stati rinvenuti poco più di 1.100 individui, ma si stima che la popolazione complessiva della cittĆ fosse tra i 10.000 e i 12.000 abitanti. Molti riuscirono a fuggire; altri morirono in zone non ancora scavate o in aree periferiche. Lāarea complessivamente interessata dallāeruzione superò i 1.000 km², coinvolgendo lāintero Golfo di Napoli in una crisi ambientale senza precedenti in etĆ storica documentata.
Plinio il Giovane, nelle sue lettere a Tacito, racconta anche il tentativo di soccorso guidato da suo zio, Plinio il Vecchio, comandante della flotta di Miseno. Spinto da curiosità scientifica e da senso del dovere, salpò verso le zone colpite, ma trovò la morte a Stabiae, probabilmente per collasso respiratorio causato dai gas vulcanici. à uno dei primi casi noti di intervento di protezione civile ante litteram, tragicamente inefficace di fronte a un fenomeno naturale di tale scala.
Terminata l'eruzione, Pompei fu ricoperta da uno strato di circa 5 metri di sedimenti che si cementificarono preservandola integralmente dagli elementi per millenni, conservandola in una sorta di capsula del tempo naturale.
Quando oggi si cammina per Pompei, ciò che si osserva non ĆØ una ārovinaā nel senso romantico del termine, ma la fotografia di un istante preciso, il negativo di una cittĆ che si ĆØ fermata allāimprovviso. Ogni strada, ogni affresco, ogni corpo ĆØ il residuo materiale di quellāinterruzione brutale.
La visita a Pompei
Visitare PompeiĀ non ĆØ unāesperienza assimilabile a quella di un museo o di un sito archeologico tradizionale, ma un attraversamento prolungato di uno spazio urbano reale, esteso, fisicamente impegnativo e intellettualmente stratificato, che richiede tempo, attenzione e una disposizione mentale diversa da quella del turismo rapido. Il visitatore deve aspettarsi innanzitutto una scala: Pompei non si āvedeā tutta, si percorre, si attraversa, e ogni scelta implica rinunce. Superato lāingresso, lāimpatto iniziale ĆØ quello di una cittĆ ancora leggibile nella sua ossatura fondamentale: strade, incroci, marciapiedi, attraversamenti pedonali, con la costante sensazione di muoversi non tra rovine isolate ma dentro un organismo urbano coerente.
Il primo grande polo simbolico (a cui si accede dopo pochi minuti, se si entra nell'area archeologica dall'ingresso di Porta Marina) ĆØ il Foro, centro politico, religioso ed economico della cittĆ , uno spazio rettangolare porticato che condensa la vita pubblica pompeiana e dal quale si dipartono idealmente tutte le funzioni civiche; qui si percepisce immediatamente il rapporto tra monumentalitĆ e quotidianitĆ , tra architettura rappresentativa e flusso umano. Proseguendo, il visitatore entra in contatto con il tessuto più āvissutoā della cittĆ : botteghe aperte sulla strada, panifici con le macine ancora in situ, fulloniche con le vasche per la lavorazione dei tessuti, osterie con i banconi in muratura, elementi che restituiscono una Pompei produttiva, rumorosa, concreta.
In questo contesto si colloca il Lupanare, spesso banalizzato ma in realtĆ fondamentale per comprendere la regolamentazione della sessualitĆ e del commercio del corpo nel mondo romano: non un luogo scandaloso o marginale, bensƬ un edificio funzionale, organizzato, decorato con affreschi esplicativi che avevano una funzione pratica più che voyeuristica, inserito nel cuore della cittĆ e non ai suoi margini. Proseguendo verso lāarea residenziale, lāesperienza cambia radicalmente di tono: si entra nelle domus, e qui Pompei mostra la sua dimensione più intima e al tempo stesso più ideologica.
La Casa del FaunoĀ rappresenta lāapice dellāabitazione aristocratica, non solo per dimensioni ma per complessitĆ simbolica: due atri, peristili, una sequenza di spazi calibrata per impressionare il visitatore antico, e soprattutto il celebre mosaico della battaglia di Alessandro, che non ĆØ un semplice capolavoro artistico, ma una dichiarazione culturale e politica di appartenenza a unāĆ©lite colta e filogreca. Qui il visitatore moderno comprende che la casa romana non era uno spazio privato nel senso contemporaneo, ma uno strumento di autorappresentazione sociale. Accanto a queste grandi dimore, la visita delle case di dimensioni più modeste, spesso con bottega annessa, ĆØ altrettanto essenziale per cogliere la varietĆ del tessuto urbano e la permeabilitĆ tra lavoro e vita domestica. Una doverosa precisazione riguardo alla casa del Fauno: sia il celeberrimo mosaico di Alessandro Magno che la statua eponima del fauno sono stati trasferiti al Museo Archeologico Nazionale di Napoli per ragioni di conservazione, ciò che vedete a Pompei sono riproduzioni.

Una tappa obbligata ĆØ sicuramente la casa dei Vettii, che ha riaperto recentemente dopo 20 anni di chiusura per gli approfonditi restauri di cui ĆØ stata oggetto; si tratta di una delle ville meglio conservate e gli affreschi, prevalentemente a tema mitologico, sono sbalorditivi; ho trovato particolarmente interessanti le rappresentazioni architettoniche prospettiche, che anticipano di secoli l'arte del primo rinascimento.
Le terme, in particolare le Terme Stabiane, introducono a un altro pilastro dellāesperienza romana: il bagno come pratica sociale quotidiana, luogo di incontro, di discussione e di costruzione del consenso, con un livello tecnologico sorprendente per efficienza e comfort.
Proseguendo verso lāestremitĆ nord-occidentale del sito, il percorso conduce prima alla Villa di Diomede, interessante se non altro per la sua struttura articolata e l'evidente prestigio di cui doveva godere la villa al massimo del suo splendore e poi alla Villa dei Misteri, di cui parlerò più avanti, dedicandole un paragrafo ad hoc.
Tornando verso lāinterno della cittĆ , lāAnfiteatro, uno dei più antichi in muratura giunti fino a noi, restituisce la dimensione spettacolare e collettiva della vita romana, ricordando che Pompei era anche una cittĆ di massa, capace di ospitare eventi che coinvolgevano lāintera popolazione. Lāesperienza di visita, nel suo insieme, ĆØ frammentaria per necessitĆ ma coerente per struttura: ogni strada percorsa rimanda a una funzione, ogni edificio a una pratica sociale, e il visitatore colto ĆØ chiamato a tenere insieme queste informazioni senza ridurle a un catalogo di ācose da vedereā. Ciò che colpisce progressivamente, avanzando per ore tra basoli consumati e muri affrescati, ĆØ la continuitĆ fra i gesti antichi e quelli moderni: cucinare, lavorare, pregare, ostentare, divertirsi. Pompei non si offre come una rovina romantica, ma come una cittĆ interrotta, e lāesperienza più autentica della visita si produce quando si smette di cercare il singolo capolavoro e si comincia a leggere lo spazio nel suo insieme, accettando la fatica, la ripetizione, la perdita di orientamento come parte integrante di un percorso che non ĆØ solo fisico ma anche mentale. Chi entra a Pompei con questa disposizione ne esce con la consapevolezza di aver attraversato non un luogo del passato, ma una cittĆ che, per un paradosso della storia, continua a parlare al presente con una chiarezza che nessun altro sito archeologico al mondo ĆØ in grado di eguagliare.
Un altro sito assolutamente meritevole di visita ĆØ la casa di Menandro, in ottimo stato di conservazione; al momento in cui scrivo ĆØ chiusa per restauri ma deve assolutamente essere inserita in ogni percorso di visita (se aperta alle visite), in particolare per i bei mosaici.
Degna di menzione è anche la Casa degli Amanti, anche questa riaperta recentemente dopo anni di restauri: l'interesse di questa casa, in particolare, è archeologico, essendo una delle pochissime in cui è rimasto integro il secondo piano. Gli effetti dell'eruzione del Vesuvio, infatti, sia a causa delle differenti distanze relative che dell'esposizione ai venti, sono stati molto diversi a Pompei e a Ercolano; mentre nella seconda gli edifici si sono conservati sostanzialmente integri, essendo stata investita da flussi di aria a temperatura elevatissima che carbonificarono il legno che componeva la struttura portante degli edifici, Pompei fu investita dall'accumulo progressivo di lapilli e ceneri che si depositarono sugli edifici facendoli collassare. La Casa degli Amanti rappresenta un'eccezione, consentendo di vedere la struttura di un tipico edificio pompeiano pressoché integro.
Queste che ho menzionato sono solo alcune delle tappe essenziali, ma non esclusive; il mio consiglio, anzi è più una raccomandazione, è di munirsi di una mappa cartacea all'ingresso seguendo meticolosamente un percorso che contempli tutti i luoghi di interesse segnati sulla mappa; alcuni di questi potranno essere chiusi al momento della vostra visita, sia a causa di restauri in corso, sia per la turnazione a cui vengono sottoposti reperti per tutelarli dall'assalto dei turisti.
In questo post non includo fotografie della zona est della città , che avevo già visitato in occasione di una mia precedente visita; mancano in particolare l'Anfiteatro (noto tra l'altro per essere stato la sede del Live at Pompeii dei Pink Floyd) e l'Orto dei Fuggiaschi (dove sono raccolti i calchi di alcune vittime dell'eruzione, in ogni caso alcuni calchi sono visibili in altre località durante la visita), ma ritengo che in generale la zona più interessante della città sia quella occidentale.
La Villa dei Misteri
La Villa dei MisteriĀ ĆØ, a mio giudizio, il luogo in cui PompeiĀ smette di essere un reperto eccezionalmente conservato e diventa unāesperienza intellettuale di altissimo livello, capace di coinvolgere il visitatore su piani molteplici: artistico, religioso, antropologico e simbolico. Situata fuori dalla cinta muraria, lungo la strada per Ercolano, la villa si presenta fin dallāesterno come un organismo architettonico imponente ma sobrio, affacciato sul paesaggio agricolo campano, quasi a suggerire una dimensione liminale tra cittĆ e campagna, tra spazio urbano e otium aristocratico. Ed ĆØ proprio questa collocazione periferica a preparare il visitatore a un cambio di registro radicale: qui non si entra in una domus destinata alla rappresentanza civica, ma in un luogo in cui la vita privata, il rituale e la dimensione iniziatica sembrano aver avuto un ruolo centrale. Lāesperienza culmina inevitabilmente nel grande ambiente decorato dal celeberrimo ciclo pittorico, spesso impropriamente definito āmistericoā in senso vago, ma che costituisce uno dei più complessi e affascinanti programmi figurativi dellāintera pittura romana.
Le figure, a grandezza quasi naturale, si dispongono lungo le pareti in una sequenza continua che avvolge lo spettatore, annullando la distinzione tra spazio reale e spazio rappresentato e trasformando la stanza in una sorta di teatro rituale. Il colore dominante, un rosso profondo e saturo (il celeberrimo "rosso pompeiano"), crea un campo visivo unitario che amplifica lāimpatto emotivo delle scene e conferisce al ciclo una solennitĆ quasi sacrale e un tono inquieto.
Le interpretazioni sono state numerose e dibattute per oltre un secolo, ma ciò che rende la Villa dei Misteri straordinaria non ĆØ tanto la possibilitĆ di ādecifrareā definitivamente il significato delle scene, quanto la loro capacitĆ di suggerire un percorso simbolico coerente, verosimilmente legato a un rito di iniziazione dionisiaca, forse connesso al passaggio allāetĆ adulta o al matrimonio. Le figure femminili, centrali nella narrazione, sembrano attraversare una sequenza di stati emotivi e rituali: attesa, turbamento, rivelazione, integrazione, in un crescendo che culmina nella presenza di Dioniso e Arianna, immagine di unione mistica e di superamento della condizione ordinaria. Ciò che colpisce ĆØ lāassenza di qualsiasi intento decorativo fine a sĆ© stesso: ogni gesto, ogni sguardo, ogni oggetto ha un peso simbolico, e lāintero ciclo pittorico appare concepito come unāesperienza trasformativa per chi lo osserva, non come un semplice ornamento domestico. E tuttavia, al di lĆ dell'aspetto simbolico non si può che farsi rapire dai volti dei soggetti rappresentati, che ĆØ inevitabile interpretare anche come ritratti, estremamente vividi, di persone reali che ci fissano dagli abissi del tempo, immortalati dalla mano di un antico artista.
Dal punto di vista artistico, la qualitĆ esecutiva ĆØ altissima: la resa dei volumi, la padronanza dello spazio, la capacitĆ di suggerire movimento e tensione emotiva collocano questo ciclo tra i vertici assoluti della pittura parietale romana, al punto che la Villa dei Misteri ĆØ spesso citata come uno dei pochi casi in cui possiamo intuire, seppur indirettamente, lāimpatto visivo della grande pittura greca perduta. Ma la villa non ĆØ solo il suo triclinio affrescato: lāintero complesso architettonico, con i suoi ambienti residenziali, produttivi e agricoli, testimonia una gestione integrata dello spazio, in cui lusso, lavoro e ritualitĆ convivono senza contraddizioni. Questo aspetto ĆØ fondamentale per evitare una lettura eccessivamente spiritualizzata del luogo: la Villa dei Misteri non era un tempio, nĆ© un santuario, ma una residenza privata di alto livello, in cui la dimensione religiosa si inseriva organicamente nella vita quotidiana dellāĆ©lite romana. Qui Pompei mostra il suo volto più sofisticato e meno addomesticabile, quello di una cultura capace di integrare mito, rito, arte e vita privata in un sistema simbolico coerente e potente.
La qualità pittorica degli affreschi è sbalorditiva e l'appassionato d'arte non potrà che restare ipnotizzato nella contemplazione di quest'opera cercando parallelismi stilistici con i grandi Maestri noti dei secoli successivi (Pontormo, Rosso Fiorentino, Ingres, Gustave Moreau sono solo alcuni dei nomi che mi sono venuti in mente mentre tentavo un gioco di citazioni impossibili ammirando questo capolavoro) e interrogandosi sull'identità dell'artista ignoto che ha lasciato ai posteri questa enigmatica meraviglia, e mi venivano quasi le vertigini al pensiero di un tale capolavoro rimasto sepolto e sconosciuto per millenni, conservato da metri di roccia e depositi vulcanici e a quanti possano essere le opere antiche ancora ignote che aspettano di essere scoperte, così come quelle che sono andate perdute per sempre.
Parlando dell'arte pompeiana, e in particolare della Villa dei Misteri, credo che sia necessaria anche una breve digressione sul menzionato "rosso pompeiano" che tanto impressionò gli amanti dell'arte di tutto il mondo quando gli affreschi di Pompei furono scoperti.
La natura del rosso pompeiano ĆØ stata oggetto negli ultimi anni di una rilettura scientifica più articolata e meno intuitiva di quanto a lungo si sia creduto. Tradizionalmente identificato come un rosso intenzionale, ottenuto tramite pigmenti a base di cinabro o, più spesso, di ocra rossa (ematite), il colore dominante di molti ambienti domestici e pubblici ĆØ stato recentemente riconsiderato alla luce di analisi archeometriche avanzate. Studi condotti negli ultimi anni hanno dimostrato che in diversi casi il rosso attualmente visibile potrebbe essere il risultato di una trasformazione termica, dovuta alle altissime temperature generate dallāeruzione del 79 d.C., di pigmenti originariamente gialli a base di goethite (ocra gialla), che per riscaldamento si convertono chimicamente in ematite, assumendo una tonalitĆ rossa. Questa ipotesi non ĆØ più una semplice speculazione teorica: ĆØ stata confermata per specifici contesti pittorici attraverso analisi mineralogiche e spettroscopiche, ma non può essere estesa indistintamente a tutta la pittura pompeiana. Ed ĆØ proprio qui il punto cruciale: molte pitture conservano ancora oggi gialli intensi, stabili e perfettamente leggibili, il che dimostra che non tutte le superfici furono esposte alle stesse condizioni termiche e che lāeruzione ebbe un impatto differenziato, variabile in base alla posizione degli ambienti, al momento del crollo, alla ventilazione e allo spessore dei depositi piroclastici. Inoltre, in numerosi casi il rosso era deliberatamente sceltoĀ giĆ in origine per il suo valore simbolico, prestigiale e percettivo, soprattutto negli ambienti di rappresentanza, dove evocava lusso, soliditĆ e controllo dello spazio visivo. Il ārosso pompeianoā, dunque, non ĆØ un colore unico nĆ© univoco, ma una categoria complessa, che comprende sia rossi intenzionali sia rossi āpostumiā, generati dallāevento catastrofico che ha reso Pompei ciò che oggi osserviamo.
In un'intervista del 2011, Sergio Omarini del CNR affermava che "le pareti attualmente percepite come rosse sono 246 e le gialle 57, ma stando ai risultati in origine dovevano essere rispettivamente 165 e 138, per unāarea di sicura trasformazione di oltre 150 metri quadrati di parete", senza tuttavia riferirsi specificamente alla Villa dei Misteri; al momento in cui scrivo non sono ancora riuscito ad appurare se la Villa dei Misteri appartenga agli edifici dove questa mutazione del colore si ĆØ verificata e la questione mi interessa abbastanza, perchĆ© la lettura dell'opera d'arte ne risulterebbe drasticamente modificata; mi riservo di approfondire la questione e di aggiornare il post quando avrò raccolto elementi più solidi.

Sesso e erotismo a Pompei

A Pompei il sesso, lāerotismo e il culto del fallo non appartenevano a una sfera marginale, clandestina o trasgressiva, ma costituivano un linguaggio simbolico pienamente integrato nella vita religiosa, sociale e apotropaica della cittĆ , radicalmente diverso dalla sensibilitĆ moderna. La sessualitĆ era concepita come forza vitale, generativa e protettiva, e il fallo (fascinum) ne era lāemblema più potente: non un oggetto osceno, bensƬ un segno di fertilitĆ , prosperitĆ e difesa contro il malocchio. Questo spiega la sua onnipresenza nello spazio urbano, scolpito sulle facciate delle case, inciso sui marciapiedi, sospeso sotto forma di tintinnabula agli ingressi delle botteghe o raffigurato in rilievi e affreschi, spesso accompagnato da iscrizioni beneauguranti. Lāerotismo pompeiano ĆØ dunque pubblico, esplicito, ma non pornografico nel senso contemporaneo: ĆØ funzionale, simbolico, pedagogico. Il Lupanare, spesso ridotto a curiositĆ pruriginosa, va letto in questa chiave: un edificio regolamentato, inserito nel tessuto urbano, con ambienti piccoli e affreschi che fungevano da catalogo visivo delle prestazioni offerte, probabilmente utile anche a una clientela analfabeta. La prostituzione era socialmente accettata, fiscalmente riconosciuta e giuridicamente distinta dalla sfera della famiglia legittima, senza il carico morale che la tradizione cristiana le attribuirĆ secoli dopo. Ancora più rivelatrice ĆØ la decorazione erotica delle domus aristocratiche, come nella Casa dei Vettii, dove lāimmagine di Priapo che pesa il proprio fallo su una bilancia non ĆØ una provocazione, ma una dichiarazione di ricchezza, abbondanza e protezione divina, collocata strategicamente allāingresso per accogliere e al tempo stesso ādisarmareā lo sguardo del visitatore. Lāerotismo domestico non era confinato agli spazi privati più intimi, ma poteva comparire in atri e peristili, luoghi di rappresentanza sociale, a dimostrazione di quanto fosse permeabile il confine tra pubblico e privato nella cultura romana. Anche il linguaggio dei graffiti, spesso esplicito e diretto, restituisce una sessualitĆ parlata, commentata, ironica, vissuta senza pudori metafisici: dichiarazioni di desiderio, vanti sessuali, insulti a sfondo erotico, tutto concorre a delineare una societĆ che non separava il corpo dalla vita civile. Il sesso, a Pompei, non ĆØ mai dissociato dalla religione, dalla fortuna, dalla protezione divina: il fallo ĆØ amuleto prima che simbolo sessuale, e lāerotismo ĆØ parte di un sistema di valori in cui la continuitĆ della vita, la feconditĆ dei campi e la prosperitĆ economica rispondono alla stessa logica cosmica. Comprendere questo aspetto significa evitare letture moralistiche o folkloristiche e accettare che Pompei ci metta di fronte non a unāeccezione licenziosa, ma a una concezione del corpo e del desiderio radicalmente diversa da quella attuale e puritana, coerente, strutturata e profondamente integrata nel funzionamento della cittĆ romana.
In ogni caso, per chi sia colpito o turbato da quanto l'esibizione del sesso fosse esplicita a Pompei, rinvio a una lettura di Marziale o Catullo o Orazio o Plauto.
I calchi dei corpi delle vittime
I calchi dei corpiĀ costituiscono forse lāelemento più perturbante e intellettualmente impegnativo dellāesperienza di visita a Pompei, perchĆ© rappresentano il punto in cui lāarcheologia cessa di essere disciplina dello spazio e diventa, senza mediazioni, archeologia dellāessere umano. La loro origine risale alla seconda metĆ dellāOttocento, quando Giuseppe Fiorelli, allora direttore degli scavi, comprese che i vuoti lasciati nel banco di cenere e lapilli dalla decomposizione dei corpi potevano essere riempiti con gesso liquido, restituendo non soltanto la sagoma dei defunti, ma la posizione esatta assunta nellāistante della morte. Non si tratta quindi di āstatueā o ricostruzioni interpretative, ma di negativi fisici dellāevento, impronte tridimensionali di individui reali colti nel momento finale dellāeruzione e riportati alla luce versando del gesso liquido nei vuoti lasciati dai corpi ormai dissolti ricoperti dai sedimenti dell'eruzione; come ho scritto più sopra, l'eruzione piroclastica del Vesuvio provocò una vera e propria tempesta improvvisa sulla cittĆ di Pompei e le temperature raggiunte dall'aria, prossime ai 500 gradi, provocarono la morte pressochĆ© istantanea delle vittime, che furono rapidamente coperte da lapilli e cenere che nel corso dei secoli si consolidarono. Le posture quindi parlano un linguaggio immediato e universale: corpi rannicchiati, arti contratti, mani portate al volto in un istintivo gesto di protezione, adulti che stringono bambini, animali sorpresi nelle stalle o nei cortili. Lungi dal suggerire una morte lenta e drammatica nel senso cinematografico del termine, i calchi documentano una fine rapidissima, dovuta allo shock termico e allāasfissia provocati dai flussi piroclastici; ciò che resta fissato ĆØ lāultimo riflesso corporeo, non una lunga agonia. Dal punto di vista scientifico, questi calchi hanno consentito negli ultimi decenni analisi sempre più sofisticate, dallāantropologia fisica alle indagini tomografiche, che hanno rivelato etĆ , sesso, patologie, stato nutrizionale e persino tracce di abbigliamento o oggetti personali, trasformando i calchi da semplici āicone emotiveā a documenti biologici e sociali di straordinaria precisione. Ma il loro valore più profondo ĆØ forse di ordine etico e cognitivo: i calchi costringono il visitatore a confrontarsi con il fatto che Pompei non ĆØ una cittĆ astratta o un modello urbano ideale, bensƬ un luogo abitato da individui concreti, con corpi vulnerabili e destini improvvisamente interrotti. In essi lāeruzione del 79 d.C. smette di essere un evento geologico o storico e diventa esperienza umana assoluta, sottraendo Pompei a ogni tentazione estetizzante o romantica. Guardare un calco significa accettare che ciò che si osserva non ĆØ un simbolo della morte, ma la sua traccia fisica; ed ĆØ in questo cortocircuito fra scienza, memoria e immedesimazione che i calchi continuano a esercitare, a distanza di duemila anni, una forza che nessuna ricostruzione, per quanto accurata, potrebbe mai eguagliare.
Personalmente, ad ogni visita a Pompei, sono sempre combattuto tra l'esigenza di soffermarmi a contemplare questi straordinari reperti storici e l'imbarazzo per un comportamento che, anche a distanza di due millenni, trovo parzialmente voyeuristico e poco rispettoso di questi toccanti reperti; purtroppo non rilevo lo stesso pudore in troppi turisti che riservano ai calchi un'attenzione piuttosto morbosa, per non parlare di chi scatta selfie da postare su Instagram. L'esperienza è ancora più estrema a Ercolano, dove, in luogo dei calchi, sono visibili i cumuli di scheletri delle vittime che tentarono invano la fuga verso il mare.
I calchi delle vittime sono visibili in numerosi posti durante la visita, ma i posti principali sono l'Orto dei Fuggiaschi (dove molte vittime furono rinvenute) e nell'esposizione posta all'ingresso meridionale all'area archeologica, in prossimitĆ di Piazza dell'Anfiteatro.
Consigli pratici
Pompei ĆØ un'intera cittĆ , ritengo che una giornata intera sia necessaria per visitarla integralmente a meno di non volersi dedicare a un becero turismo "mordi e fuggi" limitandosi a visitare solo i luoghi principali.
Il territorio è sostanzialmente pianeggiante, ma aspettatevi di percorrere non meno di 15km a piedi, per cui dotatevi di scarpe comode; non ci sono passaggi impervi, per cui chiunque, anche in stato di forma fisica meno che ottimale può visitarla, ma aspettatevi una giornata stancante; portate anche una bottiglia d'acqua riutilizzabile per riempirla nelle poche fontanelle pubbliche e, se visitate l'area in estate, il necessario per proteggervi dal sole; all'interno dell'area archeologica è situata un'area di ristoro (la trovate cercando su Google "Casina dell'Aquila") che offre pasti di discreta qualità e accetta in pagamento anche reni, polmoni e altri organi vitali.
I periodi migliori per visitarla, a mio giudizio, sono la primavera e l'autunno; l'estate nel Sud Italia può essere estremamente calda e camminare tutto il giorno sotto al sole battente può diventare estenuante; inoltre gli orari di apertura variano a seconda della stagione; attualmente nel periodo dal 1 aprile al 31 ottobre l'orario di apertura dell'area si estende fino alle 19, il che consente di includere nella visita anche le ville di Oplontis e Boscoreale; in particolare ritengo che queste ultime non aggiungano molto alla visita, una volta visitata Pompei, ma sarebbe un peccato non dedicarvi nemmeno un minuto, una volta giunti in luogo; in particolare, dovendo scegliere, ritengo che la villa di Oplontis meriti comunque una breve visita, anche se non è all'altezza delle più belle ville pompeiane. Diverso discorso per Ercolano, a cui dedicherò un altro post, che richiede una giornata di visita a parte. Per raggiungere Oplontis e Boscoreale è disponibile uno shuttle in prossimità dell'uscita sud dell'area.
Poiché gli accessi all'area sono contingentati, suggerisco di comprare in anticipo i biglietti (io almeno ho fatto così); l'indirizzo del sito ufficiale è all'inizio del post. Inutile dire che bisogna comprare il biglietto Plus, che include l'accesso alla Villa dei Misteri.
Come ho già scritto, raccomando anche di munirsi di una mappa cartacea all'ingresso; in alternativa io durante la mia visita ho testato il servizio di GPSMyCity, che comprende anche più percorsi all'iterno di Pompei, e ho trovato tutto sommato comodo ed efficiente (in tal caso però suggerisco di avere con sé anche un PowerBank, perché camminare tutto il giorno utilizzando il Gps del telefono ne può mettere a dura prova la batteria e girare per Pompei impone un uso massivo del telefono per orientarsi a ogni svolta, se non si utilizza una mappa cartacea). A questo indirizzo comunque è possibile scaricare sia la mappa dell'area che una guida di 150 pagine sui principali siti.
Il luogo ĆØ letteralmente assediato dall'overtourism; forse, forse, evitando i weekend, si riesce a schivare un po' di ressa.
Il modo migliore per raggiungere gli scavi è prendere la Circumvesuviana dalla stazione centrale di Napoli scendendo alla stazione "Pompei Scavi - Villa dei Misteri"; il tragitto in treno dura circa mezz'ora, per cui è decisamente consigliabile pernottare a Napoli; il biglietto si può acquistare con l'app Go Eav, il che risparmia un po' di tempo in stazione.








































































