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Epirb e Plb, localizzatori GPS per il Diving. Garmin InReach Mini vs Nautilus Lifeline

  • Immagine del redattore: The Introvert Traveler
    The Introvert Traveler
  • 22 ore fa
  • Tempo di lettura: 8 min

Ho già fatto altri post sulla sicurezza subacquea e, tra i pericoli potenziali a cui è esposto chi pratica il diving, uno dei più terribili, per quanto remoto, è quello di ritrovarsi soli alla deriva nell'oceano. Per questa terribile eventualità esistono alcuni sistemi GPS applicati al diving che consentono a un subacqueo disperso di comunicare la propria posizione e chiamare soccorsi. In questo post tratto due tra i più popolari e spiego quale dei due ho scelto personalmente, e perché.

Infatti, nel dibattito sulla sicurezza personale in ambienti remoti o ostili – mare aperto, immersioni, ma anche montagne o deserti – capita spesso che prodotti profondamente diversi vengano messi sullo stesso piano solo perché “servono a chiedere aiuto”. In realtà, dietro questa apparente somiglianza si nascondono filosofie di gestione del rischio completamente differenti. Il Garmin inReach Mini 2 e il Nautilus Lifeline rappresentano bene questa dicotomia: entrambi sono dispositivi compatti, robusti e progettati per situazioni critiche, ma nascono per scenari operativi diversi, usano tecnologie di comunicazione differenti e rispondono a tempi e modalità di soccorso non sovrapponibili.

Il primo (Garmin InReach Mini2) è un comunicatore satellitare pensato per chi opera off-grid, dove non esiste copertura cellulare e dove l’unico interlocutore possibile è un centro di coordinamento remoto. Il secondo (Nautilus Lifeline) è un dispositivo marino che sfrutta le infrastrutture già presenti sulle imbarcazioni, parlando direttamente con le radio e i plotter delle barche circostanti. Confonderli significa fare un errore concettuale prima ancora che tecnologico. Analizzarli separatamente, invece, consente di capire non solo come funzionano, ma soprattutto quando e perché uno è preferibile all’altro.


Garmin InReach Mini2

Garmin inReach Mini 2 – comunicazione satellitare e gestione dell’emergenza off-grid

Il Garmin inReach Mini 2 è, nella sua essenza, un terminale satellitare personale. La sua funzione primaria non è semplicemente “mandare un SOS”, ma mantenere un canale di comunicazione affidabile in tutti quei contesti in cui le reti terrestri sono assenti o irrilevanti. Il cuore tecnologico del sistema è la rete satellitare Iridium, una costellazione di satelliti in orbita bassa che garantisce copertura globale, incluse le aree polari e gli oceani.

Dal punto di vista operativo, questo significa una cosa molto semplice: se il dispositivo ha una vista decente del cielo, è in grado di trasmettere. Non importa che ci siano barche nelle vicinanze, ripetitori radio o celle telefoniche; l’interlocutore iniziale è sempre un centro di coordinamento remoto, oggi gestito da Garmin Response (ex GEOS). Il soccorso non è immediato nel senso nautico del termine, ma è strutturato, progressivo e coordinato.

Uno degli aspetti più rilevanti dell’inReach Mini 2 è la bidirezionalità della comunicazione. A differenza dei vecchi beacon monodirezionali, qui non si lancia un segnale nel vuoto sperando che qualcuno lo raccolga. Dopo l’attivazione dell’SOS, l’utente può scambiare messaggi testuali con un operatore umano, fornendo dettagli sulla situazione, sul numero di persone coinvolte, sulle condizioni meteo o mediche. Questo riduce drasticamente il rischio di falsi positivi e consente ai soccorsi di calibrare l’intervento in modo più efficiente.

Accanto alla funzione SOS, il dispositivo offre messaggistica satellitare vera e propria. È possibile inviare e ricevere SMS o email, sia verso contatti predefiniti sia verso altri dispositivi inReach. Per chi affronta spedizioni di più giorni o settimane, questo non è un dettaglio marginale: significa poter comunicare ritardi, cambi di itinerario o semplicemente confermare che tutto procede secondo i piani, riducendo l’ansia di chi resta a casa; più banalmente, quando sono in crociera nel mezzo del Mar Rosso disconnesso per giorni e giorni, posso mandare una breve mail ai miei familiari per far sapere che è tutto ok, o lasciare un contatto di emergenza a un cliente, se proprio non può fare a meno di me...

A proposito della bidirezionalità, credo che sia opportuna una precisazione; è vero che il dispositivo può inviare e ricevere messaggi, ma il display è un display a cristalli liquidi, non troppo diverso da un Nokia di 25 anni fa e l'unico modo di comporre i messaggi è usare le due frecce laterali selezionando lettera per lettera; io che uso occhiali da lettura non so se, alla deriva in mezzo all'oceano e senza occhiali, sarei in grado di rispondere a un centro di controllo scrivendo un messaggio sensato, per cui lo scenario per me più realistico, in caso di emergenza, è premere il pulsante rosso e aspettare qualche ora di veder comparire un elicottero; vero è che è possibile predisporre dei messaggi predefiniti che possono essere inviati senza doverli comporre.

Dal punto di vista energetico, l’inReach Mini 2 utilizza una batteria interna ricaricabile agli ioni di litio, con autonomie che, nel mondo reale, si collocano mediamente tra una e due settimane a seconda dell’intervallo di tracking e dell’uso della messaggistica. Non è un dispositivo “da dimenticare nello zaino per anni”: richiede una gestione attiva dell’energia, l’uso di power bank o sistemi di ricarica a bordo, e una minima disciplina operativa.

Un elemento spesso sottovalutato, ma cruciale, è il tema dell’abbonamento. L’inReach Mini 2 non è utilizzabile senza un piano attivo. Questo non va letto solo come un costo ricorrente, ma come parte integrante del servizio: la rete satellitare, il centro di coordinamento H24, la gestione dei messaggi e delle emergenze hanno un costo strutturale. In cambio, l’utente ottiene una infrastruttura globale di soccorso, non un semplice trasmettitore. L'abbonamento, però, si può sospendere durante i mesi di inutilizzo, riattivandolo solo all'occorrenza; questo è molto utile a chi, come me, ne ha bisogno durante i viaggi subacquei in località esotiche, non più di qualche volta ogni anno.

In sintesi, il Garmin inReach Mini 2 è uno strumento di sicurezza strategica. Non nasce per risolvere l’emergenza immediata a poche centinaia di metri, ma per garantire che, anche nel punto più isolato del pianeta, esista un filo diretto con qualcuno in grado di attivare i soccorsi. La prospettiva di ritrovarmi sperduto in mezzo all'oceano e di poter comunicare con il mondo e segnalare la mia posizione è di enorme sollievo quando mi immergo in zone di forti correnti e in condizioni avverse.

Un'altra funzione che trovo molto comoda è la possibilità di memorizzare dei Waypoint; l'ho usata in Tanzania durante i safari, per memorizzare la posizione dei posti visitati, e la uso in giro per il mondo per memorizzare la posizione dei luoghi di immersione. Sempre in Tanzania, avevo usato la funzione che consentiva di condividere una mappa con la mia famiglia in modo che potessero verificare in ogni momento dove mi trovavo (anche se questa funzione, con il senno di poi, è stata superflua, perché la connessione 4G funzionava in modo eccellente pressoché ovunque).

Il Garmin InReach Mini 2 non è progettato specificamente per le immersioni subacquee e richiede una custodia subacque aggiuntiva da acquistare a parte.


Nautilus lifeline

Nautilus Lifeline – il “man overboard” intelligente per il mare reale

Il Nautilus Lifeline parte da un presupposto opposto: in mare, il soccorso più rapido è quasi sempre quello più vicino. In caso di uomo in mare o di subacqueo disperso, la differenza tra un esito benigno e uno drammatico si misura spesso in minuti, non in ore. Per questo motivo il Lifeline non utilizza satelliti, ma sfrutta le frequenze VHF marittime, parlando direttamente con i sistemi di bordo delle imbarcazioni circostanti.

Il dispositivo integra un ricevitore GPS ad alta precisione e un trasmettitore AIS (Automatic Identification System). Quando viene attivato, invia un allarme “Man Overboard” che compare immediatamente sui plotter e sui radar delle barche dotate di AIS nel raggio di decine di chilometri. In parallelo, se configurato con l’MMSI dell’imbarcazione madre, può inviare anche un segnale DSC (Digital Selective Calling) direttamente alla radio VHF della barca da cui ci si è separati.

Dal punto di vista operativo, questo approccio ha un vantaggio enorme: non esistono intermediari. Non c’è un centro di coordinamento remoto, non c’è una catena di escalation. La barca vede l’allarme, vede le coordinate e può manovrare immediatamente verso il bersaglio. In un contesto di immersione con corrente o di mare formato, questa immediatezza è spesso decisiva.

Il Nautilus Lifeline è progettato in modo specifico per l’ambiente subacqueo. È impermeabile fino a profondità dell’ordine dei 130 metri, galleggiante in superficie e sufficientemente compatto da stare in una tasca del GAV. Non richiede ricarica: utilizza batterie primarie al litio con una vita di stand-by di diversi anni. Questo dettaglio, apparentemente banale, è in realtà uno dei suoi punti di forza principali. Il Lifeline è un dispositivo che può essere lasciato montato sull’attrezzatura per tutta la stagione, o per più stagioni, senza la preoccupazione di “trovarlo scarico proprio quando serve”.

Un altro aspetto fondamentale è l’assenza totale di abbonamenti o costi ricorrenti. Una volta acquistato, il dispositivo funziona finché le batterie sono efficienti. Non esiste una rete da mantenere, perché la rete è già lì: sono le radio VHF e i sistemi AIS delle imbarcazioni. Questo rende il Nautilus particolarmente interessante per chi vuole una soluzione semplice, autonoma e a prova di dimenticanza.

Naturalmente, questa scelta tecnologica comporta anche dei limiti. Il Nautilus Lifeline è efficace solo se qualcuno è in ascolto. In mare aperto, lontano dalle rotte o in assenza di altre unità dotate di AIS, il suo segnale potrebbe non essere ricevuto da nessuno. Non offre messaggistica testuale, non consente tracking continuo, non permette di spiegare la natura dell’emergenza: è, deliberatamente, uno strumento a funzione unica.

Ed è proprio questa specializzazione a renderlo così efficace nel suo ambito. Il Lifeline non cerca di fare tutto; cerca di fare una cosa sola nel modo più rapido possibile: dire alle barche nelle vicinanze “sono qui”.

Tuttavia questa tecnologia ha due limiti evidenti: mentre il Garmin, comunicando con i satelliti, trasmette in verticale e necessita semplicemente di avere una visuale libera verso il cielo (condizione abbastanza scontata per chi è disperso in mare), il Nautilus, comunicando con le barca circostanti, trasmette più in orizzontale e il segnale può essere fortemente limitato in condizioni di mare mosso; inoltre il raggio di copertura del Nautilus non supera, verosimilmente, i 10 km; ciò significa che se non c'è una nave nelle immediate vicinanze, o se il segnale è disturbato dalle condizioni meteo, il Nautilus potrebbe riverlarsi completamente inutile; è appena il caso di ricordare che in presenza di forti correnti non ci vuole molto tempo perché un subacqueo disperso si allontani di 10km dalla nave di appoggio.


Alternative

Ritengo che Garmin e Nautilus siano i due principali concorrenti nel mercato dei localizzatori per subacquei.

Per completezza segnalo altri prodotti analoghi disponibili sul mercato:

  • Ocean Signal rescueMe PLB1.


Conclusione – il migliore localizzatore Gps per il diving

Mettere a confronto Garmin inReach Mini 2 e Nautilus Lifeline come se fossero concorrenti diretti è fuorviante. In realtà, rappresentano due livelli diversi della catena della sicurezza. Il primo opera su un piano globale, strategico, pensato per l’isolamento totale e per emergenze che richiedono coordinamento a distanza. Il secondo opera su un piano locale, tattico, dove la velocità di reazione delle unità vicine è l’elemento chiave.

Per chi fa trekking, spedizioni, traversate o viaggi in zone prive di infrastrutture, l’inReach Mini 2 è uno strumento difficilmente sostituibile: non tanto per il pulsante SOS, quanto per la possibilità di restare in contatto con il mondo anche quando il mondo è molto lontano. Per chi si immerge, naviga o lavora in mare, il Nautilus Lifeline è una risposta estremamente razionale a uno dei rischi più concreti e sottovalutati: essere separati dalla propria barca.

In un approccio maturo alla sicurezza, soprattutto per chi pratica attività complesse o combinate, la scelta migliore non è sempre “uno o l’altro”. Spesso è integrare strumenti diversi, ciascuno ottimizzato per uno scenario specifico. La sicurezza, dopotutto, non è mai una questione di marketing o di specifiche sulla carta, ma di tempo, contesto e probabilità reali. E su questi tre parametri, Garmin inReach Mini 2 e Nautilus Lifeline giocano partite diverse, entrambe perfettamente legittime, ma personalmente ho preferito il primo, che ritengo mi dia più garanzie di essere soccorso in qualsiasi condizione, nella malaugurata eventualità di ritrovarmi disperso in mare.

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