I pericoli della subacquea: consapevolezza e gestione
- The Introvert Traveler
- 1 giorno fa
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Chi non ha mai fatto subacquea spesso si pone una domanda legittima: “Ma non è pericoloso?”. La risposta onesta è: sì, la subacquea comporta dei rischi, come qualunque attività che si svolga in un ambiente non naturale per l’essere umano. Ma la risposta completa è un’altra: la subacquea ricreativa moderna è uno degli sport più sicuri in assoluto, proprio perché ha sviluppato, nel tempo, una cultura della gestione del rischio estremamente raffinata.
Questo post non nasce per spaventare, né per stilare un catalogo macabro di incidenti. Al contrario, nasce da un’idea precisa: conoscere i pericoli li rende più gestibili. La paura nasce dall’ignoto; la sicurezza nasce dalla comprensione.
I destinatari di questo post sono principalmente due: da un lato chi non ha mai provato la subacquea, ne è incuriosito, ma al contempo intimorito dai potenziali pericoli; a queste persone voglio rivolgermi rassicurandole; quelli che seguono, sono alcuni dei principali eventi pericolosi che possono verificarsi nella pratica della subacquea e il mio obiettivo è informare e circoscrivere quali possono essere questi pericoli. Le altre persone a cui mi rivolgono sono i principianti: in realtà lo sono anch'io, ma ho già fatto un po' di esperienze e credo di poter cominciare a fare qualche bilancio; nei miei primi anni di esercizio della subacquea mi sono spesso chiesto "come reagirei se succeddesse questa cosa o quest'altra?" e ho sviluppato la consapevolezza che chiudere gli occhi, previsualizzare l'evento e pensare a mente fredda come gestirlo, è il modo migliore per per prepararsi a eventuali incidenti. Questo tipo di formazione viene in parte impartita durante i corsi per acquisire i vari brevetti, ma a mio modo di vedere non abbastanza, per cui ritengo utile soffermarsi sugli incidenti più frequenti e, nella tranquillità e sicurezza della propria poltrona riflettere ad occhi chiusi sulla migliore gestione di questi eventi.
Lo ripeto ancora una volta: lo scopo di queso post non è spaventare. Lo stesso approccio si può applicare alla guida di un'automobile, alla pratica dello sci, al trekking... le attività potenzialmente pericolose sono infinite e conoscerne i rischi è l'approccio più prudente. Se facessi un post sui pericoli della guida di un'automobile comincerei a parlare di tamponamenti in autostrada, auto capovolte, precipitate da cavalcavia, finite dentro ai fiumi; chi ne traesse la conclusione che salire su un'automobile è troppo pericoloso sicuramente ne trarrebbe la conclusione errata, perché le persone che guidano un'intera vita senza subire infortuni sono un'enormità rispetto a chi resta vittima di un incidente automobilistico. C'è persino gente che continua a sposarsi, malgrado gli evidenti pericoli...
Il metodo che userò, dunque, è semplice ma potente: per ogni evento potenzialmente pericoloso, ti chiederò di fermarti un istante e visualizzare la situazione, come se la stessi vivendo. Poi analizzeremo cosa fare, con calma e razionalità. Questo esercizio di previsualizzazione ha un valore enorme: se un giorno ti troverai davvero in quella situazione, in parte l’avrai già vissuta.
Una premessa fondamentale: il rischio non è l’emergenza
Prima di entrare nei singoli scenari, serve chiarire un punto chiave.
In subacquea:
Il rischio è la possibilità che qualcosa vada storto
L’emergenza è quando qualcosa è già andato storto
L’incidente è quando l’emergenza è stata gestita male
La stragrande maggioranza degli incidenti subacquei non nasce da eventi imprevedibili, ma da:
distrazione
fretta
eccesso di fiducia
sottovalutazione
mancanza di preparazione mentale
Il subacqueo sicuro non è quello che “non ha mai problemi”, ma quello che sa riconoscerli prima o gestirli senza panico.
Per dare un'indicazione sulla frequenza di questi incidenti, io pratico la subacquea da 5 anni e ho circa 150 immersioni all'attivo, e molte di queste emergenze le ho viste accadere di persona; nessuno si è mai fatto male, perché in ogni occasione la persona coinvolta ha saputo gestire il problema nel migliore dei modi, grazie al proprio addestramento e alla propria abilità: conoscere il rischio ha evitato l'incidente.
Incidenti nautici
Comincio con menzionare una categoria di incidenti che fortunatamente non ho sperimentato in prima persona, ma accade relativamente spesso che le barche per subacquei affondino, prendano fuoco, si ribaltino. Se si raffronta il numero di subacquei che in qualche modo è rimasto vittima di questo tipo di incidenti con il numero di subacquei che si immergono complessivamente ogni anno, credo che si possa parlare di un evento decisamente raro nella vita di un subacqueo, ma l'esperienza deve essere abbastanza terrificante da segnare l'immaginario di chiunque pratichi la subacquea, un po' come la possibilità di essere aggredito da uno squalo terrorizza chiunque entri in acqua, anche se, numeri alla mano, è un evento talmente raro da appartenere alla categoria delle fatalità. Senza pretesa di affermare una verità statistica, credo che le zone più affette da questo tipo di incidenti siano l'Egitto e l'Indonesia, su cui ho già scritto due post a cui rinvio. Qui mi limito a menzionare più che altro la categoria di incidenti a beneficio di chi, non praticando la subacquea, si chiede quali siano i potenziali pericoli, perché credo che sarebbe complesso e presuntuoso dare suggerimenti su come gestire un naufragio, anche se qualcosa ho già scritto nel post sulle crociere in Egitto.

Motori ed eliche: un pericolo reale, spesso sottovalutato
Questa invece è una situazione che ho già vissuto in prima persona. Eravamo in Egitto, un'immersione in assetto negativo dallo Zodiac; in sostanza tutti i subacquei presenti su un gommone si gettano in acqua contemporaneamente a un segnale, e devono aver impostato il proprio assetto in modo da non avere galleggiabilità e andare immediatamente e rapidamente a fondo dopo l'ingresso in acqua; questo tipo di ingresso in acqua si sceglie in genere dove ci sono correnti forti, in modo da scendere subito in gruppo in profondità, dove ci si aspetta una corrente inferiore a quella presente in superficie. In quell'occasione, uno dei subacquei presenti sul mio gommone, nel vestirsi prima di salire sul gommone, aveva dimenticato di indossare la cintura dei pesi: risultato, appena entrato in acqua si ritrovò sotto al gommone con il motore acceso, senza riuscire ad andare in profondità; fortunatamente chi guidava il gommone capì subito l'emergenza e fermò immediatamente l'elica.
E' un classico esempio di come un atto semplice e routinario (indossare la cintura dei pesi), se sottovalutato possa portare a conseguenze anche fatali e di come il buddy-check debba essere sempre eseguito scrupolosamente, anche se sembra una cosa ovvia e noiosa.
In generale eliche e barche rappresentano un indubbio pericolo per i subacquei, e il pericolo può manifestarsi sia a causa di errori del subacqueo, che commette errori di gestione dell'assetto, o sbaglia il punto o il modo di ingresso e uscita dall'acqua, sia per comportamenti imprudenti di chi guida le imbarcazioni.
Come ho detto io ho un'esperienza di 150 immersioni, minima rispetto a chi ha migliaia di immersioni alle spalle, eppure mi è già capitato almeno tre volte di provare l'esperienza di vedere passare sopra di me una barca a motore che non avrebbe dovuto trovarsi in quel punto e avrebbe dovuto prestare attenzione alla presenza segnalata di subacquei; per conto mio, ho sempre badato a trovarmi sufficientemente in profondità nel sentire sopraggiungere il motore di un motoscafo e il tutto si è risolto con una mia evocazione dagli abissi di qualche maledizione sugli antenati dell'incauto nautico, ma dovendo fare un elenco dei potenziali pericoli della subacquea, gli incidenti con imbarcazioni rientrano sicuramente nella lista. Da questo punto di vista non ho molti consigli da dare se non mantenere la calma non appena si sente il rumore di un'elica avvicinarsi, scendere ad almeno una decina di metri di profondità, mantenere il proprio assetto e lanciare la propria raffica di maledizioni.
Correnti: quando il mare decide al posto tuo
Le correnti sono uno dei fenomeni più fraintesi dai principianti. Non sono “cattive”, non sono un’anomalia: sono parte integrante dell’ambiente marino.
Le storie di subacquei trascinati via da forti correnti e smarriti nel vasto oceano sono tra quelle che si raccontano più frequentemente ai subacquei bambini davanti al falò nelle notti di Halloween. In occasione della mia ultima crociera nel Mar Rosso mi è stato raccontato l'episodio di una giovane subacquea che durante un'immersione al Thistlegorm è stata separata dal gruppo e dopo un'intera notte in mare aperto è stata recuperata il giorno successivo nei pressi di Hurghada (70 km più a sud...), viva, vegeta, ma evidentemente turbata dall'esperienza. Il film Open Water, tratto da una storia vera, attesta che non sempre questi episodi si risolvono nel migliore dei modi. Le forti correnti sono una caratteristica costante dei luoghi di immersione più rinomati al mondo dalle Galapagos alla Polinesia Francese, dalle Maldive all'Indonesia. L'intensità di una corrente oceanica è difficile da descrivere a chi non l'abbia mai sperimentata di persona; il modo più efficace che trovo è paragonarla a un vero e proprio fiume in piena che attraversa il mare. Evidentemente si tratta di una forza che non si può in alcun modo contrastare ma solo assecondare; la prima cosa da fare è evitare di perdere contatto con il gruppo; se però la separazione avviene, ad esempio perché gli altri componenti del gruppo sono stati più rapidi di noi a trovare riparo a ridosso di una scogliera, mentre noi distratti a scattare una foto a un carangide, ci siamo fatti trascinare in mare aperto, la prima cosa da fare è non farsi prendere dal panico e lanciare immediatamente un SMB (o pedagno) per segnalare la propria posizione, in modo da poter risalire in sicurezza, segnalando però senza alcun ritardo la propria posizione a chi è in superficie; personalmente, anche se mi auguro di non dover mai vivere l'esperienza di essere disperso in mare, porto sempre con me, nel mio GAV, alcuni dispositivi di segnalazione: un fischietto, una luce stroboscopica attaccata al mio primo stadio, un EPIRB (dispositivo di segnalazione satellitare) e un piccolo specchio per le segnalazioni luminose, oltre ovviamente all'SMB; ma come ho detto, spero di non doverli mai usare.
In termini di previsualizzazione dell'emergenza, suggerisco di immaginare un contesto in cui si è insieme al gruppo e ci si accorge che l'intensità della corrente improvvisamente cresce; le attività su cui concentrarsi sono: abbandonare qualsiasi cosa si stia facendo (come ad esempio scattare foto) e pensare esclusivamente a non perdere contatto con il gruppo, cercando se possibile il riparo di un reef; se si viene separati dal gruppo, lanciare prima di ogni altra cosa l'SMB, senza perdere la calma e poi terminare l'immersione e, una volta raggiunta la superficie, fare tutto il possibile per segnalare la propria posizione.

Fauna marina: tra mito, ignoranza e veri pericoli
Il pericolo rappresentato dalla fauna marina è, a mio personalissimo giudizio, relativamente modesto. Sotto questo punto di vista credo che sia molto meglio trovarsi in mezzo al mare che non passare una notte nella savana africana o nella giungla amazzonica.
Vengo subito al punto, perché si tratta di una delle domande più frequenti inerenti al mondo della subacquea: gli squali non sono pericolosi. Ho già trattato in un altro post il tema della pericolosità dello squalo bianco e naturalmente l'eventualità di trovarmi in acqua con uno squalo bianco non mi rasserena ma, numeri alla mano, le probabilità di subire un attacco fatale da uno squalo sono poco più che rumore statistico e a maggior ragione nell'esercizio della subacquea, se si considera che la quasi totalità degli attacchi di squali hanno come vittime surfisti e bagnanti. Per lungo tempo si è pensato che gli attacchi degli squali all'uomo fossero errori di valutazione compiuti dagli squali che scambiano la sagoma del surfista o del bagnante per quella di una preda abituale come una foca (teoria della "mistaken identity"); oggi questa teoria tende a essere messa in discussione, vero è che se uno squalo vede qualcosa che galleggia in superficie tende ad attaccarlo o quanto meno a morderlo, mentre tende a tenersi a una cauta distanza da un subacqueo, che normalmente non è un oggetto inanimato che galleggia in superficie, ma uno strano oggetto che si trova alla stessa profondità dello squalo ed emette una strana scia di bolle gorgheggianti. Cercando su Youtube è possibile trovare alcuni rarissimi casi di interazioni più o meno aggressive tra squali e subacquei; il caso più eclatante che mi viene in mente è un attacco da parte di uno squalo longimanus che morse a un polpaccio un subacqueo a Brothers Island nel Mar Rosso nel 2018; tra i commenti al video si possono leggere molti casi di interazioni tra subacquei e squali, che a mio giudizio documentano più la curiosità che non l'aggressività degli squali.
Un altro episodio documentato su Youtube è accaduto alle isole Fiji nel 2019; un enorme squalo tigre si è dedicato ad esplorare in modo puntiglioso il primo stadio di un turista che assisteva a uno "spettacolo" di shark feeding; in questo caso le cose avrebbero potuto andare decisamente male e l'intervento deciso di una guida ha probabilmente evitato il peggio. A mio modo di vedere però, tacendo ogni commento sulla pratica dello shark feeding, che non fa altro che alimentare nervosismo negli squali e il rischio di generare incidenti, anche questo episodio testimonia della natura curiosa, più che aggressiva, degli squali.
Di tutte le centinaia di specie di squali che esistono ce ne sono alcune che avrete maggiore probabilità di icontrare durante un'immersione; la probabilità di incontrare uno squalo bianco, come detto, è remotissima; i longimanus sono le superstar delle immersioni nel Mar Rosso e in particolare chi fa una crociera sulla rotta di Brothers-Daedalus-Elphinstone, ha come obiettivo principale l'incontro con un longimanus; si tratta di squali che possono diventare pericolosi (Jacques Cousteau li reputava i più pericolosi in assoluto), ma come detto gli incidenti rappresentano numeri infinitesimali rispetto ai milioni di incontri in cui lo squalo è risultato inoffensivo. Un altro protagonista eccezionale delle immersioni subacquee è lo squalo martello, sostanzialmente timido e inoffensivo, si può incontrare dal Mar Rosso alle Galapagos, passando per Bimini o il Giappone: se avete la fortuna di incontrarlo, godetevi lo spettacolo. Ci sono poi gli squali tigre e gli squali leuca: entrambi sono specie potenzialmente pericolose, statisticamente responsabili del maggior numero di attacchi all'uomo; una guida subacquea che mi accompagnava nelle immersioni a Mafia Island e aveva una frequentazione abituale con entrambi nelle acque di Chole Bay, definiva i primi "dolci e amorevoli" e i secondi dei "figli di puttana"; la mia raccomandazione è di scegliere sempre con attenzione le guide che vi accompagnano nelle immersioni con squali tigre e squali leuca, perché mai come in questi casi la competenza e la professionalità della una guida fanno la differenza tra un'esperienza memorabile o un comportamento avventato e potenzialmente rischioso. Un altro magnifico squalo che si può incontrare dal Mar Rosso alle Filippine, totalmente innocuo, è lo squalo volpe. In molti mari tropicali si possono incontrare squali come i pinna nera, i pinna bianca, gli squali grigi di barriera, gli squali nutrice... anche questi sono tutti fondamentalmente innocui.
Bottom line: gli incidenti con gli squali possono accadere, sono accaduti e accadranno ancora, ma si tratta di numeri talmente esigui da non essere statisticamente rilevanti, soprattutto se rapportati ai milioni di subacquei che ogni anno entrano in acqua, per cui, dovendo sintetizzare: gli squali non rappresentano un pericolo per i subacquei, quanto piuttosto uno degli spettacoli più belli a cui si possa assistere durante un'immersione; ci sono circostanze in cui gli squali possono diventare pericolosi, ma si tratta più di eccezioni, spesso provocate da comportamenti imprudenti da parte dei subacquei; anche in questo caso, la mia raccomandazione è sempre, prima di tutto una: studiare, studiare, studiare. Conoscere il comportamento degli squali è fondamentale per potersi immergere con loro in sicurezza, evitando di creare situazioni di pericolo; ma in generale gli squali non rappresentano un pericolo per i subacquei.

Gli squali non esauriscono la fauna marina potenzialmente pericolosa; sorvolo su specie potenzialmente pericolose ma di fatto innocue, come barracuda, murene, trigoni, pesce balestra titano; chi avesse voglia di guardare il mio canale Youtube troverà numerosi video di questi animali, constatando che è sufficiente non importunarli per poterli ammirare da vicino in totale sicurezza.
In ultima analisi, le specie che possono rappresentare un maggior pericolo credo che si possano dividere tra le specie urticanti e quelle velenose; nella prima categoria segnalerei esemplari come il corallo di fuoco o il riccio di fuoco, oltre a numerose varietà di meduse, alcune delle quali possono essere anche potenzialmente mortali (come la famigerata irukanji); per quanto riguarda le meduse, credo che i casi mortali che abbiano coinvolto subacquei si riducano a episodi rarissimi buoni per articoli di cronaca su tabloid scandalistici, mentre il rischio rappresentato da specie urticanti come il corallo di fuoco è concreto e frequente ma facilmente ebitabile: basta rispettare la regola aurea "non toccare mai nulla". Per quanto riguarda le specie velenose, l'ambiente marino è effettivamente abbastanza prodigo di pericoli: dal Cono Geografico, al pesce pietra, dal polpo ad anelli blu al pesce diavolo e al pesce leone, il mare (in particolare nel sud est asiatico, ma anche nel Mar Rosso) è ricco di animali dotati di aculei che inoculano veleni potentissimi; tutte queste specie però sono accomunate dal fatto di usare queste potentissime armi solo per difesa; chi scrive ha in più occasioni fluttuato a poche decine di centimetri da pesci pietra o polpi dagli anelli blu senza correre alcun pericolo; l'importante è, lo ribadisco, non toccare mai nulla. Tra queste specie velenose, in particolare, il pesce pietra, il polpo dagli anelli blu e il cono geografico vengono spesso rappresentati come potenzialmente mortali sui principali testi di zoologia marina. Nella mia breve esperienza mi è capitato che una subacquea appartenente al mio gruppo abbia inavvertitamente messo la mano su un pesce pietra durante un'immersione notturna a Hurghada; in quell'occasione l'equipaggio della crociera caricò l'incauta vittima su un gommone per portarla rapidamente presso una guardia medica a Hurghada; la mattina successiva la ragazza sorseggiava il caffè a bordo raccontando l'incidente della sera prima ed ebbi l'impressione che il veleno non fosse stato poi così letale, per cui ne ho tratto l'impressione che questi veleni siano potenzialmente letali solo per soggetti altamente sensibili, come lo può essere il veleno di una vespa comune, mentre nella maggior parte dei casi siano "semplicemente" molto dolorosi, ma non sono un biologo marino né un tossicologo.
Bottom line: la fauna marina raramente è aggressiva e raramente è pericolosa per l'uomo; ignoranza e imprudenza sono i pericoli principali.

traumi
Dopo aver sgombrato il campo dai pericoli remoti che più frequentemente catturano l'immaginario, veniamo ai pericoli più concreti e reali.
Il pericolo di fratture, distorsioni, schiacciamenti è un pericolo decisamente concreto. Il pericolo è innanzitutto reale a bordo di barche e gommoni. Un subacqueo completamente vestito e attrezzato con pinne, muta, gav, pesi e bombola, si porta addosso tra i 30 e i 40 kg di attrezzatura, muovendosi in condizioni instabili e disagevoli, su una barca che oscilla sul mare, spesso in spazi ristretti pieni di ostacoli.
In questo caso direi che, non importa quanto si possa essere cauti e prudenti, ma nella pratica della subacquea, eventi traumatici più o meno gravi sono pressoché inevitabili. Una fase particolarmente pericolosa è la risalita su una barca in condizioni di mare formato; afferrare la scala di una barca che beccheggia sulle onde al termine di un'immersione, portando addosso 35kg di attrezzatura può diventare un'esperienza simile a un rodeo su un purosangue imbizzarrito, così come il trasbordo da una grande nave da crociera a un piccolo gommone per 8 persone. Un mio istruttore racconta ancora con un po' di apprensione quando, mentre passava dalla barca al gommone durante un'immersione in Sudan, la barca fu sollevata di oltre un metro da un'onda inaspettata facendolo precipitare faccia in avanti sul gommone e schivando per miracolo con il proprio torace la fila di bombole in fila nel gommone. Nel mio piccolo, con 150 immersioni all'attivo, ho già una lussazione al pollice procuratami mentre risalivo sulla barca tenendomi alla ringhiera; la barca oscillò a causa di un'onda io strinsi la presa per non cadere all'indietro (magari su qualche subacqueo alle mie spalle che aspettava di salire dopo di me) e il mio pollice fece una bella torsione di 180 gradi facendo perno contro la ringhiera. Mia moglie per poco non si slogò una caviglia quando, ancora passando dalla barca al gommone, quest'ultimo fu sollevato da un'onda schiacciandole il piede tra il gommone e la base della bombola che le pendeva dalla schiena. E potrei andare avanti a lungo; per come la vedo io, i traumi da reparto ortopedico fanno parte del folclore della subacquea e sono il prezzo da pagare per godere delle meraviglie del mondo sommerso; nella vita di un subacqueo penso che prima o poi una frattura o una distorsione siano inevitabili. Come ho detto, credo che il pericolo maggiore sia il momento di risalita sulla barca; valgono una serie di regole di buon senso: cercare di avere sempre almeno una mano libera, muoversi con cautela, evitare movimenti avventati, anticipare i movimenti della barca.

Malattia da decompressione
Veniamo al vero, principale, pericolo della subacquea. La malattia da decompressione rappresenta la casistica di gran lunga più frequente in base alle statistiche e anche se molto meno terrificante, nell'immaginario collettivo, dell'attacco di uno squalo, di gran lunga è il pericolo più concreto. Probabilmente chi si approccia alla subacquea teme, tra i potenziali pericoli, il pericolo dell'annegamento; in realtà, se nella subacquea tecnica, che implica frequentemente l'immersione in grotte e relitti, gli incidenti per annegamento dovuti all'esaruimento dell'aria, possono accadere, nella subacquea ricreativa, che normalmente si svolge entro i 30 metri di profondità e in acque aperte, il rischio di annegare è praticamente inesistente perché la possibilità di risalire rapidamente in superficie è pressoché sempre presente. Il reale pericolo della subacquea ricreativa non è precipitare negli abissi e morire affogati ma paradossalmente non riuscire a restare in profondità e riemergere troppo rapidamente, vittime di una risalita incontrollata. Questo è il motivo per cui i subacquei ricreativi si immergono carichi di zavorra e per cui la pesata corretta è un elemento essenziale della sicurezza subacquea. Semplificando al massimo, durante un'immersione si respira aria compressa, composta da bollicine di azoto la cui dimensione è tanto minore quanto maggiore è la profondità (e quindi la pressione) di un'immersione; queste piccole bolle di gas che si diffondono nei tessuti devono essere smaltite lentamente dall'organismo; se da una profondità, poniamo di 30 metri, si risale troppo rapidamente senza dare il tempo all'organismo di smaltire questi gas che sono stati assorbiti dall'organismo, le bolle di gas che si trovano nei tessuti si dilatano rapidamente al diminuire della profondità e della pressione causando una serie di danni fisiologici al sistema respiratorio, circolatorio e neurologico, che nei casi più gravi possono anche essere mortali. Questo tipo di incidente è di gran lunga il più frequente statisticamente ed è il pericolo più subdolo della pratica della subacquea.
In quali circostanze può accadere una risalita troppo rapida e incontrollata? Il caso tipico è dato da una cattiva gestione dell'assetto; la gestione dell'assetto è la principale abilità che viene insegnata durante i corsi per i rilasci dei principali brevetti; si può affermare che un subacqueo che ha ricevuto una formazione adeguata dovrebbe avere il controllo dell'assetto sufficiente da evitargli di perderne il controllo e di risalire in modo incontrollato, tuttavia l'aneddotica su casi di risalite incontrollate in cui il subacqueo, perso il controllo dell'assetto è schizzato verso la superficie sono relativamente frequenti; nella maggior parte dei casi ciò è dovuto a errori commessi dal subacqueo che si fa prendere dal panico commettendo errori banali nella gestione dell'assetto, come gonfiare il GAV anziché sgonfiarlo non appena si rende conto di essere diventato troppo positivo; a questo caso si possono aggiungere varie circostanze tutte riconducibili al panico e alla mancanza di lucidità; ci può essere il subacqueo inesperto che va nel panico perché avvista uno squalo e decide di fuggire scappando verso la superficie, oppure quello che passa tutta l'immersione concentrato sulla propria Gopro e improvvisamente si accorge di aver finito l'aria, o ancora quello che in condizioni di scarsa visibilità perde contatto con il gruppo e, ancora una volta, preso dal panico, pensa soltanto a risalire omettendo la sosta di sicurezza; in generale si tratta di episodi tutti riconducibili al panico e alla mancanza di lucidità; se un assetto perfetto è una capacità che si sviluppa con l'esperienza e con centinaia di immersioni, la gestione dell'assetto minima necessaria per evitare incidenti tendenzialmente fa parte del bagaglio di conoscenze di qualsiasi subacqueo a cui sia stato rilasciato un brevetto, per cui l'evento della risalita incontrollata non dovrebbe preoccupare più di tanto; eppure si tratta degli incidenti statisticamente più frequenti per cui la raccomandazione non può che essere quella che viene raccomandata in continuazione durante tutti i corsi di formazione; al verificarsi di qualsiasi evento "fermati, respira, pensa, agisci", rigorosamente in quest'ordine.
Tornando alla mia personale esperienza, nelle poche immersioni che ho fatto fino ad oggi, mi è capitato di assistere a un divemaster che immergendosi con dei neofiti aveva portato nel proprio GAV dei piombi in eccesso da distribuire ai propri compagni di immersione in caso di necessità; vedendo un subacqueo che si era immerso con troppi pochi pesi e faticava a gestire il proprio GAV si è avvicinato seguendo una traiettoria dall'alto verso il basso, a testa in giù; il velcro delle tasche del GAV doveva essere un po' lasco e i piombi hanno cominciato a cadergli dal GAV rendendolo immediatamente positivo e in pochi secondi entrambi sono schizzati verso la superficie; l'immersione era iniziata da pochi minuti e la profondità massima non aveva superato i 10 metri, per cui il danno maggiore è stato all'orgoglio, ma è un esempio valido di quanti siano gli eventi inimmaginabili che possono verificarsi e riguardo ai quali è sempre opportuno pianificare in anticipo e immaginare una possibile gestione dell'emergenza.
Limitandomi alla mia esperienza personale, mi è capitato in un'immersione al Thistlegorm di immergermi dimenticando la cintura dei pesi; ho realizzato il mio errore solo dopo un po' di tempo che ero all'interno del relitto, notando che il mio assetto non era quello consueto; poiché tutta l'immersione al Thistlegorm si svolge a 30 metri di profondità costanti sono riuscito a completare l'immersione aiutato dalla pressione (in un'immersione a una profondità media di 15 metri forse sarebbe stato più difficile) e a gestire la risalita facendo maggiore attenzione nel gestire il gonfiaggio del mio GAV; in condizioni che avrebbero potenzialmente potuto causare una risalita incontrollata (man mano che risalivo la mancanza della cintura poteva rendermi in ogni momento troppo leggero) ho semplicemente mantenuto la calma evitando che l'emotività prendesse il controllo e gestendo con doppia attenzione il mio assetto.
Ancora, in una recente immersione nel Mar Rosso, io e mia moglie ci siamo ritrovati in gruppo con uno spericolato ragazzo cinese che ignorava platealmente le più elementari regole di gestione di un profilo di immersione; vedeva un tonno a 50 metri di profondità a si precipitava a fotografarlo, poi in pochi secondi tornava a -15; al termine di un'immersione, avendo ancora una decina di minuti disponibili, la nostra guida ha pensato di allontanarci dal reef e di passare qualche minuto "nel blu" per vedere se ci fosse la possibilità di avvistare qualche squalo; l'incauto orientale ha appunto avvistato un tonno a -50 e vi si è precipitato; mia moglie fedele al principio di restare uniti al proprio gruppo l'ha seguito, e ci siamo ritrovati a -40, a fine immersione, con poca aria residua nelle bombole; allontanandoci dal reef siamo stati colti da una forte corrente che, finché eravamo stati attaccati al reef non avevamo notato; ed ecco che un'immersione che fino a quel momento era stata perfetta routine, in pochi secondi stava diventando potenzialmente rischiosa; abbiamo cominciato a pinneggiare verso la cima della barca a cui avremmo dovuto attaccarci per fare la sosta di sicurezza, ma eravamo a -40, in affanno per la forte corrente; più pinneggiavamo, più andavamo in affanno consumando più aria, e più in profondità eravamo, ancor più maggiore era il consumo di aria; senza riferimenti visivi e concentrati solo sull'obiettivo di spingere per raggiungere la cima, abbiamo cominciato a finire a -42, -43... e quindi ancora maggiore consumo di aria... mia moglie ha cominciato ad andare in panico temendo di finire l'aria. Alla fine siamo riusciti a raggiungere la cima, ma mentre io mi sono attaccato alla cima e ho cominciato a risalire lentamente seguendo le indicazioni del mio computer, mia moglie, poco lucida, vedendo l'indicatore del manometro sceso a 30 bar è risalita rapidamente lungo la superficie, molto più rapidamente di quanto io abbia fatto; tutto si è risolto senza incidenti, ma è un altro esempio di come un comportamento irresponsabile e la mancanza di lucidità avrebbero potuto causare un incidente di malattia da decompressione. La regola: non si deve essere responsabili degli errori altrui; fermati, respira, pensa, agisci.
Un altro aneddoto basato sulla mia esperienza indiretta: un subacqueo di grande esperienza che ho conosciuto a Hurghada, istruttore subacqueo, proprietario di un dive center, molto esperto in immersioni con gli squali, si è recato in Giappone, a Mikomoto, un luogo molto popolare su Instagram per le immersioni con enormi branchi di squali martello. A quanto mi racconta, si è affidato a un dive center senza scrupoli che ha gestito l'immersione senza il minimo rispetto dei parametri di sicurezza elementari; sono entrati in acqua in una zona di fortissima corrente con l'obiettivo (generalmente sconsigliato) di pinneggiare contro corrente per raggiungere il luogo in cui avrebbero dovuto trovare gli squali; il mio amico, un pezzo d'uomo di quasi due metri e 120 kg, si è trovato a pinneggiare da solo in un turbine di corrente, esaurendo rapidamente quasi tutta la bombola e senza riuscire a raggiungere il punto concordato, mentre le guide avevano proseguito abbandonandolo da solo; a un certo punto ha desistito, lanciato l'SMB e iniziato la risalita, per trovarsi completamente solo circondato da una decina di squali grigi che gli giravano intorno; come ho detto, è un subacqueo che sa perfettamente come gestire un'immersione con gli squali, ma una buona regola di condotta è non trovarsi mai da soli con più di uno squalo e restare in gruppi il più numerosi e compatti possibile; anche in quel caso tutto si è risolto per il meglio, il mio amico ha completato la risalita nei tempi necessari, è riuscito a segnalare la propria presenza e a risalire sulla barca (e non avrei voluto essere al posto di chi era sulla barca quando è risalito...direi che trovarsi su una barca con Steve incazzato nero lo si può decisamente elencare tra i pericoli della subacquea), ma nelle stesse circostanze è probabile che altri avrebbero corso il serio rischio di incorrere in malattia da decompressione, risalendo troppo rapidamente e in totale affanno.
Problemi con l'attrezzatura
Anche in questo caso la casistica è frequentissima, dal GAV preso a noleggio con il pulsante che non funziona e vi obbliga a fare l'intera immersione gonfiandolo a bocca, all'erogatore che va in flusso continuo, all'o-ring che cede improvvisamente con un botto provocando una vera e propria emorragia di aria dal primo stadio, al buddy che si accorge solo una volta arrivati in fondo di aver dimenticato il computer, al subacqueo che vi da un colpo di pinna in faccia e vi fa volare via maschera e/o erogatore e l'elenco potrebbe continuare all'infinito.
Altri casi abbastanza frequenti non sono propriamente problemi propri dell'attrezzatura ma problemi di gestione dell'attrezzatura; ne cito due sopra tutti, che sono apparantemente delle banalità ma possono diventare pericolosi: il primo è l'ingresso in acqua con la bombola chiusa (può succedere se la bombola viene aperta e poi richiusa, lasciando un po' di aria in pressione nelle fruste); la sensazione di cominciare ad andare a fondo ed accorgersi che la bombola è chiusa e non arriva aria all'erogatore non deve essere delle migliori; in questi casi, anche se spiacevoli, l'importante è, indovinate un po', non farsi prendere dal panico; se la pesata è corretta, basterà qualche colpo di pinna per riemergere ed essere fuori pericolo, anche se non si è in grado di gonfiare il gav. Un altro caso simile e iniziare la discesa senza passare dallo snorkel all'erogatore; anche in questo caso (ci sono passato...) la sensazione quando si inizia la discesa e si dà il primo respiro infruttuoso non è delle migliori, ma basta mantenere la calma e riemergere. Tuttavia se si esaminano i report degli incidenti della DAN si scopre che alcuni incidenti sono stati causati proprio da casi di bombole chiuse, che evidentemente non sono stati gestiti con lucidità.
Il messaggio che vorrei trasmettere sinteticamente, perché questo post è già diventato fin troppo lungo, è che potenzialmente ogni immersione potrebbe serbare un'emergenza, al punto che io stesso con un'esperienza relativamente modesta, posso testimoniare numerosi episodi che avrebbero potuto trasformarsi in incidenti. La pianificazione metodico, scrupolosa, è fondamentale anche se può sembrare noiosa: incidenti come la discesa in acqua senza cintura dei piombi si possono evitare con un controllo scrupoloso e con un buddy check rigoroso; l'insidia da tenere a bada è che dopo un po' di tempo si raggiungerà un punto di illusoria sicurezza per cui si tenderà a sottovalutare routine che tuttavia sono fondamentali (come appunto ricordarsi di controllare che il buddy ha la cintura addosso prima di entrare in acqua). La ridondanza è un altro aspetto importante: quando potete, cercate di avere sempre un piano B; portate con voi due computer, se li avete; durante un'immersione notturna portate due torce, e così via... ma soprattutto quello che ritengo il punto più importante: niente panico; negli aneddoti che ho citato sopra ho sempre, sistematicamente, ribadito un concetto: la prima cosa da fare quando si realizza un imprevisto, è non farsi prendere dal panico; nella subacquea ricreativa, se tutto va storto, la via di uscita è sempre a pochi secondi di distanza, basta lanciare l'SMB ed emergere e, salvo casi eccezionali buoni per racconti da falò, il viaggio in mare sarà sempre solo un sogno ad occhi aperti.

Conclusione: la sicurezza nasce dalla calma
La subacquea non è per chi ama il rischio. È per chi sa gestire il rischio.
Ogni scenario che hai letto non è un motivo per rinunciare, ma un motivo per prepararti meglio. Se un giorno ti troverai in una di queste situazioni e penserai: “Aspetta, questo l’ho già visto”, allora questo articolo avrà fatto il suo lavoro, magari stimolandoti a mettere al lavoro la fantasia, provando a immaginare emergenze sempre nuove e a come gestirle prima che diventino incidenti.
La sicurezza in immersione non è assenza di pericoli. È presenza di consapevolezza e lucidità nel gestire ogni situazione. E se sai gestire il rischio, quello che ho rappresentato in questo post è il peggio che possa succederti sott'acqua, mentre ammiri ed esplori mondi meravigliosi da cui non vorrai più uscire.




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